Il bordo misto.
Ormai la primavera è arrivata e finalmente si riempiono i cuori di gioia
nel vedere le aiuole riprendere sempre più vigore. Delle perenni messe
a dimora in autunno, alcune forse non hanno resistito all’umidità
e ai ristagni d’acqua invernali, dannosi forse più del freddo.
Se già non lo si è fatto sarebbe bene ripassare palmo a palmo
i bordi misti e le aiuole per ripulire il terreno dai cespi marcescenti o secchi.
Con l’aiuto di una zappa e con l’accortezza di non recidere i giovani
getti si smuove anche il terreno superficialmente, magari dopo aver distribuito
un po’ di composto maturo, aiutandolo così a penetrare più
velocemente verso le radici. Per le perenni che cresceranno in altezza, come
Lupinus, Delphinium, Digitalis, Rudbeckia, Ligularia, Eryngium ecc, bisogna
provvedere ad installare dei tutori. Sono sufficienti e oltretutto molto belle,
delle semplici canne di bamboo sottile, disposte senza un ordine preciso ma
anzi, invece che ben verticali si possono infilare nel terreno inclinandole
e legandone gli apici le une con le altre, formando una sorta di quinta robusta
e un po’ country, su cui legare successivamente i lunghi steli delle perenni
assurgenti.
Piantine assortite.
Questo è sicuramente il mese più favorevole per reperire presso
i vivai e i garden center tutte le specie e varietà che la fantasia orticola
possa suggerire. Solitamente ben disposte su bancali o in cassette a terra troviamo
una miriade di perenni in vasetto e sarebbe consigliabile dedicare qualche minuto
in più nella scelta scartando innanzitutto quelle evidentemente sofferenti
o che presentino addirittura sintomi di malattie. Sono da considerare anche
le dimensioni: eliminando quelle troppo o per nulla sviluppate. Nel primo caso
si potrebbe trattare di piante che hanno beneficiato di un surplus di concimazione,
aumentando si le dimensioni ma a danno della propria consistenza ed energia,
rischiando di deperire in brevissimo tempo una volta trapiantate. Sono facilmente
riconoscibili per l’aspetto allungato, esile e scolorito, sintomi anche
di una scarsa illuminazione in fase di coltivazione. Per le seconde si dovrà
considerare che talvolta alcune specie tardano a svilupparsi, magari allungando
prima i fiori (per es Pulsatilla vulgaris), si osservi quindi con calma la presenza
di gemme o abbozzi di fiori. Talvolta sono da preferire le piantine basse e
compatte dall’aspetto vigoroso. Anche le radici esageratamente sviluppate,
folte e talvolta rinverdite dalla luce sono un sintomo di errata coltivazione;
fenomeno che si manifesta quando la pianta ricerca avidamente le sostanze che
nel vaso non trova.
Concimazioni e trattamenti.
In questo mese si possono fare le prime concimazioni distribuite in più
riprese (3-4 volte) durante l’arco della primavera. Un concime complesso
titolato 12-10-12+Mg e microelementi (alla dose di 40 gr per metro quadrato)
alternato a del concime organico in polvere o granuli a più lenta cessione.
Si deve avere l’accortezza di non spolverare anche le foglie con il concime
e di non addossarlo a mucchietti contro i cespi delle perenni, distribuendolo
uniformemente e magari interrandolo leggermente con una leggera rastrellatura.
Subito dopo si interviene con una irrigazione. I primi caldi con le leggere
piogge primaverili sono un ottimo veicolo per lo sviluppo di malattie e insetti.
Preventivamente si deve trattare, ogni 10-15 giorni, le chiome delle nostre
amate con della propoli mescolata a zolfo ventilato, preparazione disponibile
in ogni garden o negozio di agraria. Questo metodo biologico stimolerà
le difese naturali delle piante verso le crittogame parassite (soprattutto mal
bianco) e gli insetti (afidi e acari). In aprile si può stimolare la
vegetazione con l’irrorazione di alghe micronizzate, oggi reperibili in
commercio in varie formulazioni, utili anche per “indurire” i tessuti
delle piante rendendoli quindi meno suscettibili agli attacchi parassitari.
Aromatiche annuali.
Se ancora non lo si è fatto si possono seminare, direttamente in vasetto
o in piena terra, le aromatiche annuali. Basilico, camomilla, cerfoglio, coriandolo,
finocchio, anice, santoreggia, borragine, ecc. Si prepara un buon substrato
di semina sminuzzando bene il terreno e distribuendo i semi, mescolati a sabbia,
per evitare un assembramento di plantule giovani che si soffocherebbero le une
con le altre. Un leggero strato di torba ricoprirà la semina e una irrigazione
a pioggia nebulizzata completerà il tutto. Si dovrà in seguito
mantenere il substrato sempre umido, per evitare la disidratazione dei semi.
Quando le giovani piante apriranno le prime foglie alla luce del sole si badi
a proteggerle con un leggero tessuto antibrina o con un pezzo di rete ombreggiante.
In questo periodo sono anche temili gli attacchi delle limacce, e un metodo
efficace consiste nel predisporre dei mucchietti di metaldeide, reperibile in
ogni negozio di giardinaggio, sotto a dei sottovasi rovesciati e sollevati dal
terreno con qualche pietruzza. Le limacce avvertono la presenza dell’esca
e si infilano sotto alla copertura che ne mantiene sempre efficiente il potere
attrattivo, oltre ad impedire agli uccelli di cibarsene.
Rabarbari decorativi.
I rabarbari (Rheum officinale) sono delle perenni di grande sviluppo, ornamentali
in ogni giardino dal terreno fresco e profondo, perché solo in queste
condizioni fertili e un po’ umide riescono a svilupparsi al meglio. Seminati
alla fine dell’estate e trapiantati in autunno, svilupperanno velocemente
le grandi foglie sorrette da lunghi piccioli carnosi, appena la temperatura
inizierà a farsi mite. In questo periodo però si possono reperire
pronti per il trapianto in vasetto da 13 cm nei garden o nei vivai specializzati
in aromatiche. Tenendo presente la dimensioni che ogni pianta assumerà
da adulta, con fusti alti anche 150-180 cm e 180-200 cm di ampiezza laterale,
si trapiantano in gruppi di due tre piante, irrigando subito dopo. In luglio
agosto si svilupperanno gli steli fiorali alti anche 150 cm, non molto estetici,
ma comunque appariscenti. La raccolta dei piccioli, teneri e croccanti si farà
al 3°-4° anno dal trapianto, per la preparazione di gustose marmellate.
Iris per le rocce.
Quando ancora la passione per il giardino era un optional per pochi, le iris
godevano già di una buona fama, addirittura tra le piramidi egizie e
in Asia, molti anni prima della nascita di Cristo. Strabiliante è che
queste bulbose-rizomatose hanno poi saputo mantenersi un ruolo di primo piano,
fino ai giorni nostri. Sono molti infatti gli appassionati che collezionano
le innumerevoli varietà e gli ibridi presenti sul mercato. Per il giardino
roccioso, ma anche per i vasi del terrazzo sono facilmente reperibili le Iris
barbate nane, ma anche le sibirica e le reticulata. Le Iris barbate adatte al
giardino roccioso sono riconoscibili per la peluria sui petali esterni, non
sono più alte di 25-30 e presentano un’ampia scelta di colori,
dal bianco al porpora quasi nero, con tutta la gamma intermedia, rosa, giallo,
blu, rosso. Per utilizzarle al meglio è bene piantarle in folti gruppi
che poi con le stagioni formano vere e proprie macchie che si insinuano tra
le rocce, anche su forti pendenze. I loro rizomi striscianti e forti riescono
spesso a diventare un reticolato talmente fitto da impedire la crescita delle
infestanti. Fioriscono in marzo-aprile, ma nelle posizioni fredde anche agli
inizi di maggio. Dal fogliame più folto e appariscente anche quando la
pianta non è in fioritura sono le Iris sibirrica, soprattutto gli ibridi
“Pacific Coast”, alte non più di 30 cm sono indicate anche
per il roccioso in mezz’ombra, anche se la posizione migliore è
in pieno sole. Le Iris più precoci sono invece le reticulata, distinguibili
dalle altre per le tuniche del bulbo a rete. Molto profumate, i bulbi sono talvolta
reperibili in pratici sacchetti nei garden center o nei negozi di agraria e
giardinaggio. Altre Iris molto adatte a formare gruppi di colore nel giardino
roccioso anche se meno comuni sono: l’Iris bucharica (Juno) bianco con
sfumature gialle e il fogliame verde brillante alto al max 30 cm, l’I.
chamaeiris (lutescens) veramente minuta (20 cm) ma dall’abbondante fioritura
violetta e bianca, l’I. pumila (20 cm) di un bel blu intenso tendente
al violetto, l’I. setosa ssp. canadensis porpora o violetto, l’I.
sintenisii (20 cm) dal fogliame molto resistente all’inverno con il fiore
violetto e bianco.
Ghiaia per i sentieri.
Frequentando i giardini più disparati mi tocca spesso di calpestare ogni
tipo di suolo e pavimentazione. Dalla terra battuta al porfido, dai fitti tappeti
erbosi ai sassi di fiume, dai cocci vecchi al cemento armato, posso dire come
molti di voi di aver sperimentato ogni tipo di massaggio plantare. L’eleganza
di un giardino dipende innanzitutto dalle piante, ma subito dopo ci metterei
le forme e i materiali che costituiscono i sentieri, le scale, i viali, e le
pavimentazioni in genere; la ghiaia in particolare mi ha sempre affascinato.
Sarà per lo scricchiolio e l’apparente inconsistenza che si avverte
calpestandola, ma un vialetto o sentiero che si snoda candido e uniforme tra
le bordure fiorite o nell’ombra di aceri e faggi, mi culla malinconicamente
e mi infonde una calma serena. Non è dura pietra o anonimo cemento, ma
nemmeno impegnativo prato; non si falcia periodicamente, non si concima, ma
non è nemmeno costosa o impegnativa da installare come le lastre di Luserna*
o gli autobloccanti. Certo una rastrellata di tanto in tanto è necessaria,
sia per uniformare la superficie sia per radunare foglie morte e ramoscelli
che l’andrebbero a ricoprire. Insomma una ramazzata di tanto in tanto
e il sentiero tornerà nuovo. Se il lavoro iniziale di spargimento della
ghiaia è stato fatto accuratamente e se il fondo lo si è preparato
a dovere, il vialetto o sentiero potrà garantirvi lunghe passeggiate
per decenni, al limite riportando ogni quattro o cinque anni del materiale di
ripristino. Dopo avere “disegnato” il sentiero sul terreno vergine
(con del gesso) è quindi molto importante operare come segue. Scavare
il sentiero ad una profondità di 20 cm, anche meno se il substrato è
duro o pietroso, spianando all’occorrenza il fondo per averlo il più
possibile uniforme. Sui bordi del sentiero si possono posare dei cordoli di
pietra, tufo o legno, osservando prima l’ambiente circostante per non
discostarsene troppo con materiali “esotici”. Questi serviranno
a non far sbordare la ghiaia sulle aiuole o sul prato intorno. Il passaggio
successivo è quello di spargere un buon strato, diciamo di 6-7 cm di
grossa ghiaia spezzata mescolata con argilla; questo tipo di materiale è
il risultato dello scavo di molte cave in tutta Italia, grezzo e di poco costo
viene venduto in Piemonte con il nome di “tuenan”. Per essere più
precisi è ciò che si utilizza nei fondi stradali prima della catramatura.
Lascia passare l’acqua in eccesso e tende a diventare molto stabile e
duro con il tempo. Un rullo pesante aiuterà l’immediato compattamento
prima dello spargimento della ghiaia vera e propria. Questa è da preferirsi
di dimensioni simili a quelle di un pisello, magari arrotondata, perché
molto più bella e pulita di quella frantumata, anche se meno stabile.
La ghiaia completerà i rimanenti 10-12 cm, da rifinire con un rastrello
con i denti non troppo larghi (non quello per ammucchiare il fieno, per intenderci)
o una tavola di legno inserita su un manico.
*Luserna: tipica pietra pregiata cavata all’imbocco della Val Pellice.
Le piante adatte alla ghiaia.
Se invece di un semplice vialetto si vorrà creare con la ghiaia un’area
più vasta, simile ad una piazzola, per accogliere un gazebo o una panchina,
si potrà rendere più interessante l’area con delle piante
adatte a crescere in un tale substrato, che anzi ne risalterà le forme
e i colori. Il metodo più semplice è quello di spostare parte
della ghiaia fino a giungere sul terreno sottostante e quindi posare un vaso
in plastica senza fondo (tagliato da uniformarsi all’altezza della ghiaia)
da riempire quasi completamente di buon terriccio, nel quale si pianterà
la pianta desiderata. Un lieve strato di ghiaia occulterà sia il vaso
che il terriccio, permettendo alla pianta di affondare facilmente le sue radici
in profondità evitando il rimescolamento dei vari materiali. Non tutte
le piante sono indicate per questo ambiente, e sono preferibili quelle di bassa
statura e dai colori brillanti. E’ il caso delle viole cornute, lasciate
crescere in macchie compatte di viola, rosso o giallo, colori che si distingueranno
perfettamente dal fondo chiaro e uniforme e dalla fioritura particolarmente
prolungata, talvolta perfino decente in pieno inverno. Anche il rosso-arancio
dei nasturzi risulterà particolarmente decorativo su un fondo ghiaioso,
anzi si tratta di un esempio classico di parterre fiorito adatto a tale ambiente,
riportato in molti giardini anglosassoni e francesi. Sempre più utilizzati
sono anche i timi, soprattutto il T. serpyllum aureum (viola), il T. serpyllum
coccineus (rosso), il T. serpyllum Pink Chintz (rosa), che formano dei “cuscini”
sempreverdi e molto resistenti all’eventuale calpestio. Più delicate
ma di grand’effetto se piantate in folti gruppi sono le armerie, da preferirsi
nelle tonalità rosa, come l’Armeria marittima “Splendens”
(rosa) o l’Armeria caespitosa (rosa-lilla) ma anche la rossa Armeria marittima
“Dusseldorf Stoltz”. Interessanti per questo uso sono anche tutte
le Aubrieta, che mal sopportando i terreni dove ristagna l’acqua e nella
ghiaia non potranno che fiorire precocemente e abbondantemente di rosa, lilla,
viola, blu o rosso, a seconda della varietà, formando vistosi “cuscini”.
Da prendersi in ottima considerazione sono: l’Alchemilla mollis “Thriller”
(gialla) da far allargare sotto e intorno alle panchine, le Euphorbia, soprattutto
la E. myrsinites (giallo-rossa), la Gypsophila repens (rosa) e l’Iberis
aurosica “Sweetheart” (rosa).
Un prato di armeria.
L’Armeria marittima è senz’altro conosciuta come una delle
piante più rustiche ed eclettiche nell’immenso panorama delle erbacee
perenni. Viene generalmente piantata in vaso o in primo piano nei giardini rocciosi.
La sua resistenza alle intemperie, al freddo e al sole più cocente è
proverbiale. Perfino lunghi periodi senz’acqua non minano la vitalità
di questa simpaticissima sempreverde. Già perché oltre alla lunga
fioritura, che tolto un breve periodo di stasi nel pieno dell’estate,
va da aprile a ottobre-novembre, riesce a formare veri e propri “cuscini”
di sottili foglie sempreverdi, dall’aspetto esile ma ingannevole perché
estremamente coriacee. I fiori sono piccoli e portati in capolini rotondi e
compatti, larghi anche 2,5-3 cm, nelle diverse tonalità del rosa o bianco
puro. Oltre agli usi già descritti, la pianta si presta benissimo per
formare veri e propri “prati”, cioè delle aree sempreverdi
dall’aspetto molto compatto, anche se non completamente levigato come
potrebbe esserlo un vero prato d’erba rasato. La tipica forma a cuscino
o a mezza sfera della specie non può essere variata, infatti un tale
prato viene potato solo una volta all’anno, cioè alla completa
sfiorita autunnale. Comunque è possibile ottenere una certa uniformità
disponendo le piante molto ravvicinate, con un sesto d’impianto di 20x20,
se si tratta di vasi da 9-10 di diametro oppure 25x25 con vasi da 13 di diametro.
Vista dall’alto la disposizione deve essere romboidale, ovvero con le
piante alternate. La strepitosa fioritura che inizia in aprile maggio, regalerà
un prato colorato di sicuro effetto, anche se il costo delle piante impedisce
di coprire con questo sistema aree molto vaste, ovviamente non calpestabili.
Per ovviare all’inconveniente si potranno riprodurre personalmente altre
piante con talee basali in luglio agosto o per divisione in primavera.
Quattro piante da scarpata
L’Italia è per due terzi formata da terreni montagnosi o collinari,
e la maggior parte dei giardini presenta pendenze o declivi, talvolta anche
molto pronunciati, anzi in qualche caso si tratta di scarpate, pareti o muraglioni
che non sono assolutamente evitabili e spesso poco estetici. A volte però
possono diventare una caratteristica saliente del giardino, anzi non è
raro che chi non possieda simili formazioni le ricerchi in tutti i modi: sopraelevando
il terreno, ammucchiando sassi o massi e formando terrazzamenti anche quando
non necessari. A queste situazioni è possibile dedicarvi delle piante
arbustive che fioriscano e offrano per lunghi periodi una profusione di colore
e profumo. Dimenticando per un attimo le classiche piante da roccioso e le rampicanti,
vediamo cosa reperire di insolito per un simile impiego. La Santolina chamaecyparissus
è senz’altro un’essenza eclettica che si adatta a quasi tutte
le situazioni del giardino, bellissima per il colore grigio argenteo del fogliame,
ma anche per la fioritura caratteristica formata da tanti piccoli “bottoni”
gialli privi di petali. Il profumo di questo piccolo arbusto è inconfondibile
e riporta la mente alle scogliere battute dal vento salmastro. La sua caparbia
resistenza la rende adatta ai muraglioni e alle verticali più esposte
alle intemperie e al sole. Con il tempo acquisterà una forma a cuscino,
anche di buone dimensioni e molto compatta, soprattutto se supportata da un’adeguata
potatura. Meno rustica della precedente ma comunque ancora notevolmente adattabile
è Lespedeza thumbergii. Si tratta di una arbustiva dall’aspetto
morbido e ricadente che ben si accomoda sulla parte superiore della scarpata,
da cui lascia scendere dei lunghi e flessibili ramoscelli con la particolarità
rara per un arbusto di fiorire molto a lungo e in un periodo difficile come
l’autunno. Il rosa scuro dei suoi fiori ricordano quelli di molte altre
leguminose a cui la specie appartiene e ne produce a profusione ricoprendosi
quasi completamente di essi. Siccome i rami possono comodamente raggiungere
i due metri di lunghezza riesce in poco tempo a coprire quegli angoli poco estetici
o danneggiati altrimenti impossibili da occultare. La drastica potatura da effettuare
nell’inverno stimola la produzione dei veloci “ricacci” primaverili
che da erbacei diventano in pochi mesi legnosi e robusti. Per gli amanti delle
rose sono senz’altro utili in queste situazioni le varietà tappezzanti
che velocemente ricoprono con una infinita gamma di colori. I lunghi sarmenti
che producono trovando il vuoto della struttura si lasciano morbidamente ricadere
verso terra. Insomma mentre i rampicanti salgono queste, se poste in alto, tendono
a scendere. Il caso ideale per queste piante sono i terreni terrazzati e le
lunghe palizzate (o cestinate) di contenimento per i versanti troppo in declivio.
Le varietà di rose tappezzanti della NIRP, Meilland, Kordes e Antologia
sono generalmente eccellenti produttrici di fiori e per lunghi periodi. Talvolta
mostrano ancora dei petali colorati anche al di là dei primi geli autunnali
che poi sanno convertirsi in arbusti colmi di bacche (cinorrodi) rosse o arancio
per rallegrare l’inverno. Niente di meglio quindi di una bella cascata
di rose NIRP nelle varietà: “Camargue” rosa salmone, ”Austriana”
rosso, “Canicule” giallo, “Rodi” rosso, “Bijou
d’Or” giallo, “Mirato” rosa intenso, “Satina”
rosa e “Snow Ballet” bianco puro ecc. Conosciutissime per la lunghissima
fioritura e la lunghezza dei sarmenti anche le varietà “Heidetraum”
rosa fucsia e “Schneefloche” bianco, prodotte da Antologia. Meno
comuni ma decisamente interessanti oltre che molto belle e fiorifere sono le
varietà della Kordes tedesca, e precisamente la “Knirps”
rosa scuro, molto bassa ma dai rami lunghissimi e la “Bassino” dai
fiori rossi oltreché grande produttrice di appariscenti bacche rosse
invernali. Non possiamo poi dimenticare le rose Meilland, nelle varietà
“Bingo” dai fiori rosa scuro e chiaro sulla stessa pianta, “Magic”
rosa, “Doucer Normande” rosa salmone a fiore semplice ma molto elegante
e “Red” decisamente rossa. Un’attenzione in più che
possiamo dedicare al momento dell’acquisto a queste rose particolari e
moderne è il fatto che siano prodotte da talea piuttosto che con la tecnica
dell’innesto. Infatti se prodotte con la semplice talea acquisteranno
la forma ricadente e/o comunque sarmentoso strisciante più bella di quelle
“da innesto”.
Se il muro presenta grosse crepe o nella scarpata rocciosa si possano ricavare
delle nicchie abbondanti, si potrà tentare l’attecchimento di Genista
pilosa, un arbusto deciduo dal portamento mediamente tappezzante e ricadente.
Sui luoghi completamente assolati e talvolta aridi, non più alta di 70-80
cm, diventa insuperabile per offrire abbondanti fioriture giallo oro e giallo
brillante in primavera estate. Simile, ma con la fioritura ancora più
compatta sono la Genista lydia e la Genistia tinctoria “Royal Gold”.
Possono vivere abbarbicate nei luoghi più inclementi per molti anni senza
nessuna cura, con l’unica attenzione di piantarle in una miscela sufficientemente
ricca di terriccio torboso e buon humus.
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