Consigli per Aprile
Piante perenni e aromatiche


Il bordo misto.
Ormai la primavera è arrivata e finalmente si riempiono i cuori di gioia nel vedere le aiuole riprendere sempre più vigore. Delle perenni messe a dimora in autunno, alcune forse non hanno resistito all’umidità e ai ristagni d’acqua invernali, dannosi forse più del freddo. Se già non lo si è fatto sarebbe bene ripassare palmo a palmo i bordi misti e le aiuole per ripulire il terreno dai cespi marcescenti o secchi. Con l’aiuto di una zappa e con l’accortezza di non recidere i giovani getti si smuove anche il terreno superficialmente, magari dopo aver distribuito un po’ di composto maturo, aiutandolo così a penetrare più velocemente verso le radici. Per le perenni che cresceranno in altezza, come Lupinus, Delphinium, Digitalis, Rudbeckia, Ligularia, Eryngium ecc, bisogna provvedere ad installare dei tutori. Sono sufficienti e oltretutto molto belle, delle semplici canne di bamboo sottile, disposte senza un ordine preciso ma anzi, invece che ben verticali si possono infilare nel terreno inclinandole e legandone gli apici le une con le altre, formando una sorta di quinta robusta e un po’ country, su cui legare successivamente i lunghi steli delle perenni assurgenti.



Piantine assortite.
Questo è sicuramente il mese più favorevole per reperire presso i vivai e i garden center tutte le specie e varietà che la fantasia orticola possa suggerire. Solitamente ben disposte su bancali o in cassette a terra troviamo una miriade di perenni in vasetto e sarebbe consigliabile dedicare qualche minuto in più nella scelta scartando innanzitutto quelle evidentemente sofferenti o che presentino addirittura sintomi di malattie. Sono da considerare anche le dimensioni: eliminando quelle troppo o per nulla sviluppate. Nel primo caso si potrebbe trattare di piante che hanno beneficiato di un surplus di concimazione, aumentando si le dimensioni ma a danno della propria consistenza ed energia, rischiando di deperire in brevissimo tempo una volta trapiantate. Sono facilmente riconoscibili per l’aspetto allungato, esile e scolorito, sintomi anche di una scarsa illuminazione in fase di coltivazione. Per le seconde si dovrà considerare che talvolta alcune specie tardano a svilupparsi, magari allungando prima i fiori (per es Pulsatilla vulgaris), si osservi quindi con calma la presenza di gemme o abbozzi di fiori. Talvolta sono da preferire le piantine basse e compatte dall’aspetto vigoroso. Anche le radici esageratamente sviluppate, folte e talvolta rinverdite dalla luce sono un sintomo di errata coltivazione; fenomeno che si manifesta quando la pianta ricerca avidamente le sostanze che nel vaso non trova.



Concimazioni e trattamenti.
In questo mese si possono fare le prime concimazioni distribuite in più riprese (3-4 volte) durante l’arco della primavera. Un concime complesso titolato 12-10-12+Mg e microelementi (alla dose di 40 gr per metro quadrato) alternato a del concime organico in polvere o granuli a più lenta cessione. Si deve avere l’accortezza di non spolverare anche le foglie con il concime e di non addossarlo a mucchietti contro i cespi delle perenni, distribuendolo uniformemente e magari interrandolo leggermente con una leggera rastrellatura. Subito dopo si interviene con una irrigazione. I primi caldi con le leggere piogge primaverili sono un ottimo veicolo per lo sviluppo di malattie e insetti. Preventivamente si deve trattare, ogni 10-15 giorni, le chiome delle nostre amate con della propoli mescolata a zolfo ventilato, preparazione disponibile in ogni garden o negozio di agraria. Questo metodo biologico stimolerà le difese naturali delle piante verso le crittogame parassite (soprattutto mal bianco) e gli insetti (afidi e acari). In aprile si può stimolare la vegetazione con l’irrorazione di alghe micronizzate, oggi reperibili in commercio in varie formulazioni, utili anche per “indurire” i tessuti delle piante rendendoli quindi meno suscettibili agli attacchi parassitari.



Aromatiche annuali.
Se ancora non lo si è fatto si possono seminare, direttamente in vasetto o in piena terra, le aromatiche annuali. Basilico, camomilla, cerfoglio, coriandolo, finocchio, anice, santoreggia, borragine, ecc. Si prepara un buon substrato di semina sminuzzando bene il terreno e distribuendo i semi, mescolati a sabbia, per evitare un assembramento di plantule giovani che si soffocherebbero le une con le altre. Un leggero strato di torba ricoprirà la semina e una irrigazione a pioggia nebulizzata completerà il tutto. Si dovrà in seguito mantenere il substrato sempre umido, per evitare la disidratazione dei semi. Quando le giovani piante apriranno le prime foglie alla luce del sole si badi a proteggerle con un leggero tessuto antibrina o con un pezzo di rete ombreggiante. In questo periodo sono anche temili gli attacchi delle limacce, e un metodo efficace consiste nel predisporre dei mucchietti di metaldeide, reperibile in ogni negozio di giardinaggio, sotto a dei sottovasi rovesciati e sollevati dal terreno con qualche pietruzza. Le limacce avvertono la presenza dell’esca e si infilano sotto alla copertura che ne mantiene sempre efficiente il potere attrattivo, oltre ad impedire agli uccelli di cibarsene.



Rabarbari decorativi.
I rabarbari (Rheum officinale) sono delle perenni di grande sviluppo, ornamentali in ogni giardino dal terreno fresco e profondo, perché solo in queste condizioni fertili e un po’ umide riescono a svilupparsi al meglio. Seminati alla fine dell’estate e trapiantati in autunno, svilupperanno velocemente le grandi foglie sorrette da lunghi piccioli carnosi, appena la temperatura inizierà a farsi mite. In questo periodo però si possono reperire pronti per il trapianto in vasetto da 13 cm nei garden o nei vivai specializzati in aromatiche. Tenendo presente la dimensioni che ogni pianta assumerà da adulta, con fusti alti anche 150-180 cm e 180-200 cm di ampiezza laterale, si trapiantano in gruppi di due tre piante, irrigando subito dopo. In luglio agosto si svilupperanno gli steli fiorali alti anche 150 cm, non molto estetici, ma comunque appariscenti. La raccolta dei piccioli, teneri e croccanti si farà al 3°-4° anno dal trapianto, per la preparazione di gustose marmellate.



Iris per le rocce.
Quando ancora la passione per il giardino era un optional per pochi, le iris godevano già di una buona fama, addirittura tra le piramidi egizie e in Asia, molti anni prima della nascita di Cristo. Strabiliante è che queste bulbose-rizomatose hanno poi saputo mantenersi un ruolo di primo piano, fino ai giorni nostri. Sono molti infatti gli appassionati che collezionano le innumerevoli varietà e gli ibridi presenti sul mercato. Per il giardino roccioso, ma anche per i vasi del terrazzo sono facilmente reperibili le Iris barbate nane, ma anche le sibirica e le reticulata. Le Iris barbate adatte al giardino roccioso sono riconoscibili per la peluria sui petali esterni, non sono più alte di 25-30 e presentano un’ampia scelta di colori, dal bianco al porpora quasi nero, con tutta la gamma intermedia, rosa, giallo, blu, rosso. Per utilizzarle al meglio è bene piantarle in folti gruppi che poi con le stagioni formano vere e proprie macchie che si insinuano tra le rocce, anche su forti pendenze. I loro rizomi striscianti e forti riescono spesso a diventare un reticolato talmente fitto da impedire la crescita delle infestanti. Fioriscono in marzo-aprile, ma nelle posizioni fredde anche agli inizi di maggio. Dal fogliame più folto e appariscente anche quando la pianta non è in fioritura sono le Iris sibirrica, soprattutto gli ibridi “Pacific Coast”, alte non più di 30 cm sono indicate anche per il roccioso in mezz’ombra, anche se la posizione migliore è in pieno sole. Le Iris più precoci sono invece le reticulata, distinguibili dalle altre per le tuniche del bulbo a rete. Molto profumate, i bulbi sono talvolta reperibili in pratici sacchetti nei garden center o nei negozi di agraria e giardinaggio. Altre Iris molto adatte a formare gruppi di colore nel giardino roccioso anche se meno comuni sono: l’Iris bucharica (Juno) bianco con sfumature gialle e il fogliame verde brillante alto al max 30 cm, l’I. chamaeiris (lutescens) veramente minuta (20 cm) ma dall’abbondante fioritura violetta e bianca, l’I. pumila (20 cm) di un bel blu intenso tendente al violetto, l’I. setosa ssp. canadensis porpora o violetto, l’I. sintenisii (20 cm) dal fogliame molto resistente all’inverno con il fiore violetto e bianco.


Ghiaia per i sentieri.
Frequentando i giardini più disparati mi tocca spesso di calpestare ogni tipo di suolo e pavimentazione. Dalla terra battuta al porfido, dai fitti tappeti erbosi ai sassi di fiume, dai cocci vecchi al cemento armato, posso dire come molti di voi di aver sperimentato ogni tipo di massaggio plantare. L’eleganza di un giardino dipende innanzitutto dalle piante, ma subito dopo ci metterei le forme e i materiali che costituiscono i sentieri, le scale, i viali, e le pavimentazioni in genere; la ghiaia in particolare mi ha sempre affascinato. Sarà per lo scricchiolio e l’apparente inconsistenza che si avverte calpestandola, ma un vialetto o sentiero che si snoda candido e uniforme tra le bordure fiorite o nell’ombra di aceri e faggi, mi culla malinconicamente e mi infonde una calma serena. Non è dura pietra o anonimo cemento, ma nemmeno impegnativo prato; non si falcia periodicamente, non si concima, ma non è nemmeno costosa o impegnativa da installare come le lastre di Luserna* o gli autobloccanti. Certo una rastrellata di tanto in tanto è necessaria, sia per uniformare la superficie sia per radunare foglie morte e ramoscelli che l’andrebbero a ricoprire. Insomma una ramazzata di tanto in tanto e il sentiero tornerà nuovo. Se il lavoro iniziale di spargimento della ghiaia è stato fatto accuratamente e se il fondo lo si è preparato a dovere, il vialetto o sentiero potrà garantirvi lunghe passeggiate per decenni, al limite riportando ogni quattro o cinque anni del materiale di ripristino. Dopo avere “disegnato” il sentiero sul terreno vergine (con del gesso) è quindi molto importante operare come segue. Scavare il sentiero ad una profondità di 20 cm, anche meno se il substrato è duro o pietroso, spianando all’occorrenza il fondo per averlo il più possibile uniforme. Sui bordi del sentiero si possono posare dei cordoli di pietra, tufo o legno, osservando prima l’ambiente circostante per non discostarsene troppo con materiali “esotici”. Questi serviranno a non far sbordare la ghiaia sulle aiuole o sul prato intorno. Il passaggio successivo è quello di spargere un buon strato, diciamo di 6-7 cm di grossa ghiaia spezzata mescolata con argilla; questo tipo di materiale è il risultato dello scavo di molte cave in tutta Italia, grezzo e di poco costo viene venduto in Piemonte con il nome di “tuenan”. Per essere più precisi è ciò che si utilizza nei fondi stradali prima della catramatura. Lascia passare l’acqua in eccesso e tende a diventare molto stabile e duro con il tempo. Un rullo pesante aiuterà l’immediato compattamento prima dello spargimento della ghiaia vera e propria. Questa è da preferirsi di dimensioni simili a quelle di un pisello, magari arrotondata, perché molto più bella e pulita di quella frantumata, anche se meno stabile. La ghiaia completerà i rimanenti 10-12 cm, da rifinire con un rastrello con i denti non troppo larghi (non quello per ammucchiare il fieno, per intenderci) o una tavola di legno inserita su un manico.
*Luserna: tipica pietra pregiata cavata all’imbocco della Val Pellice.



Le piante adatte alla ghiaia.
Se invece di un semplice vialetto si vorrà creare con la ghiaia un’area più vasta, simile ad una piazzola, per accogliere un gazebo o una panchina, si potrà rendere più interessante l’area con delle piante adatte a crescere in un tale substrato, che anzi ne risalterà le forme e i colori. Il metodo più semplice è quello di spostare parte della ghiaia fino a giungere sul terreno sottostante e quindi posare un vaso in plastica senza fondo (tagliato da uniformarsi all’altezza della ghiaia) da riempire quasi completamente di buon terriccio, nel quale si pianterà la pianta desiderata. Un lieve strato di ghiaia occulterà sia il vaso che il terriccio, permettendo alla pianta di affondare facilmente le sue radici in profondità evitando il rimescolamento dei vari materiali. Non tutte le piante sono indicate per questo ambiente, e sono preferibili quelle di bassa statura e dai colori brillanti. E’ il caso delle viole cornute, lasciate crescere in macchie compatte di viola, rosso o giallo, colori che si distingueranno perfettamente dal fondo chiaro e uniforme e dalla fioritura particolarmente prolungata, talvolta perfino decente in pieno inverno. Anche il rosso-arancio dei nasturzi risulterà particolarmente decorativo su un fondo ghiaioso, anzi si tratta di un esempio classico di parterre fiorito adatto a tale ambiente, riportato in molti giardini anglosassoni e francesi. Sempre più utilizzati sono anche i timi, soprattutto il T. serpyllum aureum (viola), il T. serpyllum coccineus (rosso), il T. serpyllum Pink Chintz (rosa), che formano dei “cuscini” sempreverdi e molto resistenti all’eventuale calpestio. Più delicate ma di grand’effetto se piantate in folti gruppi sono le armerie, da preferirsi nelle tonalità rosa, come l’Armeria marittima “Splendens” (rosa) o l’Armeria caespitosa (rosa-lilla) ma anche la rossa Armeria marittima “Dusseldorf Stoltz”. Interessanti per questo uso sono anche tutte le Aubrieta, che mal sopportando i terreni dove ristagna l’acqua e nella ghiaia non potranno che fiorire precocemente e abbondantemente di rosa, lilla, viola, blu o rosso, a seconda della varietà, formando vistosi “cuscini”. Da prendersi in ottima considerazione sono: l’Alchemilla mollis “Thriller” (gialla) da far allargare sotto e intorno alle panchine, le Euphorbia, soprattutto la E. myrsinites (giallo-rossa), la Gypsophila repens (rosa) e l’Iberis aurosica “Sweetheart” (rosa).


Un prato di armeria.
L’Armeria marittima è senz’altro conosciuta come una delle piante più rustiche ed eclettiche nell’immenso panorama delle erbacee perenni. Viene generalmente piantata in vaso o in primo piano nei giardini rocciosi. La sua resistenza alle intemperie, al freddo e al sole più cocente è proverbiale. Perfino lunghi periodi senz’acqua non minano la vitalità di questa simpaticissima sempreverde. Già perché oltre alla lunga fioritura, che tolto un breve periodo di stasi nel pieno dell’estate, va da aprile a ottobre-novembre, riesce a formare veri e propri “cuscini” di sottili foglie sempreverdi, dall’aspetto esile ma ingannevole perché estremamente coriacee. I fiori sono piccoli e portati in capolini rotondi e compatti, larghi anche 2,5-3 cm, nelle diverse tonalità del rosa o bianco puro. Oltre agli usi già descritti, la pianta si presta benissimo per formare veri e propri “prati”, cioè delle aree sempreverdi dall’aspetto molto compatto, anche se non completamente levigato come potrebbe esserlo un vero prato d’erba rasato. La tipica forma a cuscino o a mezza sfera della specie non può essere variata, infatti un tale prato viene potato solo una volta all’anno, cioè alla completa sfiorita autunnale. Comunque è possibile ottenere una certa uniformità disponendo le piante molto ravvicinate, con un sesto d’impianto di 20x20, se si tratta di vasi da 9-10 di diametro oppure 25x25 con vasi da 13 di diametro. Vista dall’alto la disposizione deve essere romboidale, ovvero con le piante alternate. La strepitosa fioritura che inizia in aprile maggio, regalerà un prato colorato di sicuro effetto, anche se il costo delle piante impedisce di coprire con questo sistema aree molto vaste, ovviamente non calpestabili. Per ovviare all’inconveniente si potranno riprodurre personalmente altre piante con talee basali in luglio agosto o per divisione in primavera.



Quattro piante da scarpata
L’Italia è per due terzi formata da terreni montagnosi o collinari, e la maggior parte dei giardini presenta pendenze o declivi, talvolta anche molto pronunciati, anzi in qualche caso si tratta di scarpate, pareti o muraglioni che non sono assolutamente evitabili e spesso poco estetici. A volte però possono diventare una caratteristica saliente del giardino, anzi non è raro che chi non possieda simili formazioni le ricerchi in tutti i modi: sopraelevando il terreno, ammucchiando sassi o massi e formando terrazzamenti anche quando non necessari. A queste situazioni è possibile dedicarvi delle piante arbustive che fioriscano e offrano per lunghi periodi una profusione di colore e profumo. Dimenticando per un attimo le classiche piante da roccioso e le rampicanti, vediamo cosa reperire di insolito per un simile impiego. La Santolina chamaecyparissus è senz’altro un’essenza eclettica che si adatta a quasi tutte le situazioni del giardino, bellissima per il colore grigio argenteo del fogliame, ma anche per la fioritura caratteristica formata da tanti piccoli “bottoni” gialli privi di petali. Il profumo di questo piccolo arbusto è inconfondibile e riporta la mente alle scogliere battute dal vento salmastro. La sua caparbia resistenza la rende adatta ai muraglioni e alle verticali più esposte alle intemperie e al sole. Con il tempo acquisterà una forma a cuscino, anche di buone dimensioni e molto compatta, soprattutto se supportata da un’adeguata potatura. Meno rustica della precedente ma comunque ancora notevolmente adattabile è Lespedeza thumbergii. Si tratta di una arbustiva dall’aspetto morbido e ricadente che ben si accomoda sulla parte superiore della scarpata, da cui lascia scendere dei lunghi e flessibili ramoscelli con la particolarità rara per un arbusto di fiorire molto a lungo e in un periodo difficile come l’autunno. Il rosa scuro dei suoi fiori ricordano quelli di molte altre leguminose a cui la specie appartiene e ne produce a profusione ricoprendosi quasi completamente di essi. Siccome i rami possono comodamente raggiungere i due metri di lunghezza riesce in poco tempo a coprire quegli angoli poco estetici o danneggiati altrimenti impossibili da occultare. La drastica potatura da effettuare nell’inverno stimola la produzione dei veloci “ricacci” primaverili che da erbacei diventano in pochi mesi legnosi e robusti. Per gli amanti delle rose sono senz’altro utili in queste situazioni le varietà tappezzanti che velocemente ricoprono con una infinita gamma di colori. I lunghi sarmenti che producono trovando il vuoto della struttura si lasciano morbidamente ricadere verso terra. Insomma mentre i rampicanti salgono queste, se poste in alto, tendono a scendere. Il caso ideale per queste piante sono i terreni terrazzati e le lunghe palizzate (o cestinate) di contenimento per i versanti troppo in declivio. Le varietà di rose tappezzanti della NIRP, Meilland, Kordes e Antologia sono generalmente eccellenti produttrici di fiori e per lunghi periodi. Talvolta mostrano ancora dei petali colorati anche al di là dei primi geli autunnali che poi sanno convertirsi in arbusti colmi di bacche (cinorrodi) rosse o arancio per rallegrare l’inverno. Niente di meglio quindi di una bella cascata di rose NIRP nelle varietà: “Camargue” rosa salmone, ”Austriana” rosso, “Canicule” giallo, “Rodi” rosso, “Bijou d’Or” giallo, “Mirato” rosa intenso, “Satina” rosa e “Snow Ballet” bianco puro ecc. Conosciutissime per la lunghissima fioritura e la lunghezza dei sarmenti anche le varietà “Heidetraum” rosa fucsia e “Schneefloche” bianco, prodotte da Antologia. Meno comuni ma decisamente interessanti oltre che molto belle e fiorifere sono le varietà della Kordes tedesca, e precisamente la “Knirps” rosa scuro, molto bassa ma dai rami lunghissimi e la “Bassino” dai fiori rossi oltreché grande produttrice di appariscenti bacche rosse invernali. Non possiamo poi dimenticare le rose Meilland, nelle varietà “Bingo” dai fiori rosa scuro e chiaro sulla stessa pianta, “Magic” rosa, “Doucer Normande” rosa salmone a fiore semplice ma molto elegante e “Red” decisamente rossa. Un’attenzione in più che possiamo dedicare al momento dell’acquisto a queste rose particolari e moderne è il fatto che siano prodotte da talea piuttosto che con la tecnica dell’innesto. Infatti se prodotte con la semplice talea acquisteranno la forma ricadente e/o comunque sarmentoso strisciante più bella di quelle “da innesto”.
Se il muro presenta grosse crepe o nella scarpata rocciosa si possano ricavare delle nicchie abbondanti, si potrà tentare l’attecchimento di Genista pilosa, un arbusto deciduo dal portamento mediamente tappezzante e ricadente. Sui luoghi completamente assolati e talvolta aridi, non più alta di 70-80 cm, diventa insuperabile per offrire abbondanti fioriture giallo oro e giallo brillante in primavera estate. Simile, ma con la fioritura ancora più compatta sono la Genista lydia e la Genistia tinctoria “Royal Gold”. Possono vivere abbarbicate nei luoghi più inclementi per molti anni senza nessuna cura, con l’unica attenzione di piantarle in una miscela sufficientemente ricca di terriccio torboso e buon humus.

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