Consigli per Febbraio
Nel giardino delle perenni


Bucaneve per iniziare.
Non vi è dubbio che tutti i fiori molto precoci destano l’interesse del giardiniere appassionato come e più di altre affascinanti corolle che però sbocciano quando tutto o quasi è disponibile. L’umile bucaneve per esempio, è uno dei primissimi e colora il sottobosco quando ancora il ghiaccio non ha deciso a mollare la presa e talvolta la neve si dilunga sui pendii freddi della collina. Il bucaneve, a cui poco importa della temperatura, ha il suo orologio biologico che gli suggerisce di aprire le candide corolle tutte insieme, ed è spettacolo. Sotto le latifoglie, in qualche vecchio giardino e dove il terreno sia fertile, profondo e umido, il manto di Galanthus nivalis assomiglia ad una tardiva spruzzata di neve, da qui il suo nome, dal greco Gala, latte, e anthos, fiori. Si tratta proprio di un bel fiore, ma lo è ancora di più quando è riunito in grandi macchie: centinaia o migliaia di piante, alte non più di 10-12 cm, con foglie lineari verde glauco, i fiori allungati con i tepali interni più corti dei tre esterni. Da non confondere con Leucojum vernum (il falso bucaneve), un’altra graziosa specie della famiglia delle Amaryllidaceae, facilmente riconoscibile per le corolle tonde con tutti i tepali della stessa dimensione, bianchi e macchiati di verde all’apice. I bucaneve in natura sono purtroppo sempre più rari, ma non è difficile coltivarli in giardino, dove basterà qualche manciata di bulbi piantati abbastanza profondi (5-8 cm) in terreni luminosi d’inverno ma ombrosi d’estate, quindi sotto delle mature caducifoglie. Solitamente si piantano in autunno, per avere una prima lieve fioritura primaverile, ma se l’inverno è stato secco possono anche decidere di non fiorire per quell’anno. Chi ha dimenticato di farlo in autunno, e riuscendo a reperire ancora qualche bulbo ben conservato in ambiente fresco e umido, ora e fino a tutto marzo, potrebbe metterli a dimora, ovviamente per goderne la fioritura il prossimo anno. Se la stagione primaverile-estiva decorre asciutta bisogna di tanto in tanto inumidire il terreno, mentre in terreni mediamente fertili non occorrono concimazioni, ma se proprio vogliamo pensare di aver fatto tutto a dovere, basterà un po’ di composto maturo sfarinato qua e là, oppure del letame disidratato e in polvere (costa poco e va bene). Se il terreno e la copertura arborea è di loro gradimento non sarà difficile vederli aumentare di numero e in pochi anni averne una grande macchia che annuncerà la fine dell’inverno con la prima spruzzata di fiori della neve.


Una proposta “solare”
Nel creare un’aiuola monocromatica solitamente si prendono in considerazione colori come il bianco, per esempio il famosissimo giardino di Vita Sackville-West a Sissinghurst, il blu, il rosso, perfino il nero, ma raramente il giallo. Eppure si tratta di un colore amato da molti e i fiori gialli sono la maggioranza nella vasta tavolozza delle erbacee perenni e degli arbusti. Propongo quindi di dedicare una aiuola alle tonalità del giallo, sei (6) metri quadri dedicati al colore più solare che ci sia, magari contro un classico muro di vecchi mattoni o una scura siepe di tasso, per ritrovare l’allegria, l’ottimismo e la gioia di vivere. Questo momento dell’anno è l’ideale per prenotare le piante nei vivai specializzati e quindi approntare l’aiuola con una concimazione e vangatura attendendo che il materiale vi venga consegnato, magari durante una bella giornata di marzo. Le piante che propongo saranno un trionfo del giallo dalla metà della primavera a tutta l’estate, fino all’inizio dell’autunno. Il periodo più godibile del giardino. Ricordo sempre che la disposizione delle piante deve rispettare innanzitutto l’altezza che le stesse avranno in pieno sviluppo. Il numero delle piante è calcolato tenendo conto della dimensione più commerciale dei vasi che è di 10-12 cm di diametro. Partendo dai piani arretrati rispetto all’osservatore disponiamo cinque o sette piante di Achillea filipendulina “Cloth of Gold”, un classico dei bordi misti, ma sempre valida per la massa gialla e alta (80-120 cm) che dà nel pieno dell’estate. Si continua con una pianta in apparenza disordinata che con la sua vivacità e abbondanza di fioritura colorerà l’aiuola fino all’inizio dell’autunno: si tratta di Solidago “Goldenmosa”. Meno alta della precedente (80-90 cm), apparirà in piena fioritura come una nuvola di piccoli fiori giallo-oro, simili a quelli delle mimose. Cinque o sette piante sono sufficienti. Una terza macchia alta la si farà con Centaurea macrocephala: grandi fiori giallo oro (120-130 cm) dalla forma globosa. Per questa useremo altre sette o nove piante, qualcuna in più della precedente per la minore massa delle singole piante. Per concludere la quinta erbacea aggiungiamo del Helenium bigelovii “The Bishop”, belle margherite giallo canarino con il cuore bruno e una massa di foglie verde brillante. Se vogliamo far durare l’aiuola fiorita fino all’autunno, sostituiamo quest’ultima con Helenium autumnale “Pumilum Magnificum”, in pieno fiore da settembre a novembre. Passando alle masse di fiori centrali, partiamo con Anthemis hybrida “Kelwayi”, tantissime margherite giallo-oro (h 50-70 cm) da giugno a ottobre, compatte e durevoli anche da taglio. Meglio non esagerare con questa bella pianta per la facilità con qui tende a divenire invadente, cinque piante sono sufficienti. Per il secondo gruppo usiamo l’affascinante Lysimachia punctata: tanti steli eretti (h 70 cm) che portano una miriade di fiori stellati gialli brillanti, riuniti in verticilli, per quasi tutta l’estate. Anche questa, essendo rizomatosa e vigorosa, potrebbe invadere facilmente oltre il suo spazio, per cui non superiamo le cinque-sette piante, riunite in un unico gruppo. Da accostare a questa vanno bene sette o nove piante di Coreopsis grandiflora “Sonnekind”: capolini simili alle margherite, giallo oro, in masse compatte e abbondanti (h 40-50 cm), da giugno a ottobre. L’ultima macchia la si fa con Ranunculus acris “Flore Pleno”: tantissimi fiori piccoli, doppi, a forma di pompon con un cuore verde, su foglie scure e morbide (h 50-60 cm). E’ da preferire al più comune Ranunculus acris, perché non è per nulla invadente. Il primo piano, cioè quello che dovrà ricoprire il piede di tutte le altre è costituito da un primo gruppo di nove-tredici piante di Oenothera macrocarpa (o missouriensis), pianta molto elegante per il fogliame scuro e lucido (h 25 cm) e i fiori grandi e appariscenti, giallo brillante. Bassa come la precedente (h 25 cm) è la seconda macchia, formata da Euphorbia myrsinites, sette o nove esemplari dall’aspetto “antico”, assomiglia infatti ad una pianta venuta dalla preistoria, per le foglie coriacee a forma di squama. Fiorisce di giallo in primavera e nonostante l’appartenenza alla grande famiglia delle Euphorbiaceae, è molto resistente al freddo. E’ molto decorativa ma potrebbe risultare introvabile, un’alternativa potrebbe essere l’Euphorbia cyparissias, giallo limone a fine primavera. Il terzo e ultimo gruppo è costituito da tredici-quindici piante di Erysimum “Moonlight”. Formeranno un tappeto compatto (20-25 cm) con una prolungata fioritura giallo pallido dalla tarda primavera all’autunno sul fogliame verde grigio sempreverde.


Il sovescio, prepariamolo adesso.
Se prevediamo di creare una nuova bordura di erbacee perenni e rose, oppure se le quattro aiuole sotto casa non bastano più e nella mente frulla l’idea di allargare il giardino verso il prato incolto, dobbiamo prevedere per tempo alla preparazione del terreno, ossia alla sua concimazione e lavorazione. Il metodo migliore è quello del sovescio. Praticato in agricoltura biologica o dagli agricoltori che ancora hanno a cuore la qualità dei propri terreni, il sovescio permette di arricchire il terreno di materia organica ricca di azoto e sostanze utili alla crescita e alla salute delle piante. Inoltre aiuta moltissimo la eliminazione delle malerbe, vera disgrazia in ogni bordo misto. Si tratta di far precedere il trapianto delle piante tanto desiderate con una rapida coltivazione di leguminose che verranno successivamente interrate: lupino, fava, trifoglio, veccia, facelia, pisello da foraggio ecc,. Sono piante che si accontentano di poco: un lavorazione superficiale del terreno e un paio d’irrigazioni sono sufficienti per ottenere una folta coltura. Seminando adesso, al più tardi in marzo-aprile, le leguminose arricchiranno il terreno soprattutto di azoto ma anche di altri elementi importanti come il fosforo, il potassio, il magnesio, il ferro e poi una serie di elementi secondari, ma non meno importanti, come il boro, il rame, lo zinco, il manganese ecc. Oltre ai minerali si trasformeranno in ottimo humus, aumentando anche la tessitura del suolo, quindi l’assimilazione, ma anche il drenaggio dell’acqua. A conclusione del loro ciclo vegetativo, preferibilmente durante la fioritura delle medesime, verranno completamente interrate e questo potrà avvenire nell’estate, poco prima dei trapianti autunnali. Le leguminose apportano azoto, perché le loro radici sono colonizzate dai batteri azotofissatori, con i quali vivono in simbiosi, e permettono la fissazione dell’azoto atmosferico nei tessuti delle piante. Non è raccomandabile quindi aggiungere altro azoto quando si faranno le prime concimazioni. Prima che le leguminose producano il seme bisogna sfalciarle, lasciandole appassire sul terreno per qualche giorno, ma senza estirpare le radici. Il tutto verrà inglobato nel terreno quando lo rivolteremo con la vangatura.


Le fenditure dei muri.
Nel giardino vi sono situazioni spesso dimenticate che possono trasformarsi in angoli affascinanti di particolare pregio. E’ il caso dei muretti a secco, ma anche di quelli in mattoni, vetusti e pieni di crepe. Talvolta si tende a ricoprirli con rampicanti veloci o fioriferi come edere, clematis o rose, oppure si forma una siepe sempreverde che nasconda le rughe dell’età alla costruzione. La proposta è di valorizzare, con l’uso di piante dedicate tutto ciò che è verticale e non proprio in ottimo stato. Il risultato migliore si ottiene preparando delle apposite nicchie riempite di torba, argilla e humus, dove le radici troveranno subito il substrato fertile per crescere, ma anche le fessure più strette possono diventare l’habitat di alcune specie interessanti. La regina delle fenditure è senz’altro l’Aubrieta nelle molte cultivar reperibili sul mercato. Adattabilissima a tutte le situazioni verticali, riesce a formare abbondanti cuscini sempreverdi ricoperti di fiori precoci in primavera nelle molte sfumature del rosa. L’Aubrieta sopporta bene anche una certa compressione della zolla, talvolta necessaria per “inserire” la pianta nelle fessure strette. Altra specie particolarmente adatta ai muri è l’Alyssum saxatile, anch’esso sempreverde dalla solare fioritura giallo-dorata, giallo-chiara o giallo-citrina a seconda delle varietà. Il fogliame di questa specie è particolarmente decorativo per le tonalità grigie anche vellutate e la forma che assume sui muri in primavera è quella di voluminosi cuscini che, al momento della fioritura, appaiono come nuvole di colore. Alyssum e Aubrieta appartengono entrambe all’infinita famiglia delle cruciferae (brassicaceae), quindi parenti alla lontana dei cavoli e delle rape. Molto più rappresentato è il genere Campanula con tantissime specie adattabili alle avverse condizioni dei muri. Le più conosciute sono senz’altro le Campanule carpatica, sia nelle colorazioni blu che bianche e magari nella cultivar “Blu Clips” ancora più compatta e fiorifera delle precedenti. Ma quelle che meglio si adattano alle fenditure sono la C. poscharskyana e la C. portenschlagiana (detta anche muralis) dalle abbondanti fioriture blu-lilla da metà a fine estate. Queste ultime riescono ad allargarsi fino a 70-80 cm di diametro, mantenendo sempre una certa vigoria della vegetazione, anche in inverno, soprattutto in posizioni soleggiate o in mezz’ombra. Simile, ma con i fiori stellati di un affascinante blu scuro è la C. garganica, rustica e più diffusa delle precedenti. Con i fiori simili alla carpatica ma più piccoli e numerosi è la C. cochleariifolia, rizomatosa reperibile in diverse tonalità a seconda della varietà: blu intenso, azzurro e bianco. Tutte le campanule gradiscono un substrato fertile, quindi si dovranno utilizzare nelle nicchie più abbondanti, anche se sanno adattarsi (diminuendo il numero di fiori) alle situazioni più estreme. Poco utilizzato (almeno in Italia), forse perché poco longevo, è l’Erinus alpinus, una piccola perenne semi sempreverde, dall’esuberante fioritura rosa, viola o bianca a seconda delle varietà. In un muro a secco che si rispetti non dovrà mancare, perché i semi che cadono nelle fessure vicine sanno facilmente dare vita ad altre piantine, che coloreranno la pietra dalla fine della primavera a metà estate, e se le condizioni climatiche lo permettono, anche nel tardo autunno. Molto più ricercata è invece la Lewisia nelle numerose specie e ibridazioni disponibili nei vivai, amante delle posizioni soleggiate e poco adattabile all’umidità invernale, non mancherà di stupire anche il giardiniere più navigato per la particolarità e abbondanza di fiori che produce ogni singola pianta dalla metà della primavera all’estate, per ripetersi spesso in autunno. La grande variabilità nelle tonalità e nelle screziature e variegature di queste piccole Portulacaceae ancora poco conosciute, le rendono appropriate per formare piccole collezioni anche in vaso o nel giardino roccioso. Le più facilmente reperibili sono La Lewisia cotyledon, quella che attualmente presenta il più alto numero di cultivar in tutte le colorazioni, bianco, rosso, giallo, rosa ecc; segue la L. longipetala ibrida “Little Plum” dai brillanti colori rosa, salmone, rosa e arancio.

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