Consigli per Luglio


La camomilla romana (Anthemis nobilis)
La fioritura di questa simpaticissima composita è facilitata nelle aree collinari o comunque elevate, dove la rugiada si ferma di rado. I fiori, candidi e profumatissimi ne risentono abbastanza del clima notturno umido e danno il meglio del proprio aroma in clima asciutto. Da sempre impiegata in erboristeria è comunque una perenne adattissima al giardino, dove in poco tempo formerà compatti cuscini verde brillante con tanti fiori bianchi stradoppi. Un metodo per propagarla facilmente consiste nel prelevare i getti laterali con radichette che normalmente la pianta emette in aprile maggio, oppure in autunno. Interrati produrranno nuove piante che sistemate a breve distanza le une dalle altre formeranno un vero tappeto profumato, l’ideale per un primo piano su aiuole asciutte o moderatamente fresche.Metodi e trattamenti per i problemi di stagioneLe esche per elateridi e grillotalpa
Gli elateridi o ferretti (Elater sanguineus) sono larve lunghe 23 mm bianco gialle estremamente coriacee. Il grillotalpa (Gryllotalpa gryllotalpa) e' un insetto che raggiunge i 50 mm, di colore marrone, fornito di robuste zampette che gli permettono di scavare lunghe gallerie. Ambedue minacciano spesso le aiuole di perenni, ma anche l’orto e ovunque si ripetano ogni anno le medesime colture. Gli elateridi si eliminano facilmente interrando dei pezzi di patata che marcheremo con un bastoncino(due o tre ogni metro quadro). Le larve verranno attirate dalle esche e periodicamente verranno estratte dal terreno asportando cosi' gli indesiderati ospiti. Per il grillotalpa si possono predisporre dei barattoli vuoti interrati a fil di terra, entro cui avremo l'accortezza di sistemare delle esche avvelenate, in vendita nei garden center. Ricordiamoci di asportare gli insetti intrappolati periodicamente, evitando che gli uccelli possano cibarsene.Trattamenti biologici contro le tingidi.
La tingide americane del platano (Corythucha ciliata) provoca spesso delle anticipate defogliazioni sulle piante colpite. I danni sono provocati dalle forme giovanili dell'insetto che pungono la pagina inferiore delle fogllie, si aggiunga poi che gli adulti diventano veramente fastidiosi in certi viali dove arrivano a pungere anche l'uomo. Si intervenga per tempo quando si iniziano a notare delle depigmentazioni sulle foglie, cioe' quando i primi raggruppamenti di neanidi si rafforzano. Trattiamo con piretrine naturali (10 ml per 10 litri di acqua), facendo almeno due - tre trattamenti alla distanza di una settimana uno dall'altro.L'invasione di Metcalfa pruinosa in pianura padana.
Gli apicoltori ne vanno matti...i giardinieri no! La Metcalfa pruinosa fornisce alle api una ottima melata e gli apicoltori sono estremamente grati a questo parassita che in breve tempo ha invaso gran parte della pianura padana. L'insetto attacca le piante piu' svariate e non solo le ornamentali, infatti la ritroviamo spesso su colture agricole e su piante spontanee. La lotta diventa così estremamente difficoltosa perche' il parassita si avvale di un serbatoio di riproduzione ,quali appunto le piante spontanee, che e' vastissimo. La Metcalfa produce delle secrezioni zuccherine e cerose che imbrattano ogni organo della pianta , su cui si instaurano delle fumaggini. Gli interventi sono da eseguirsi scalarmente (ogni 7-10 giorni) , impiegando delle piretrine naturali. Non si devono usare degli insetticidi chimici che potrebbero andare ad inquinare la melata di cui si nutrono le api.Gli innesti su ortaggi per evitare le malattie:
Gli scopi dell'innesto sono vari e la pratica ha da sempre assunto una notevole importanza nella frutticoltura o nel vivaismo ornamentale. Ultimamente pero' si assiste ad un affinamento delle tecniche d'innesto anche su alcune colture orticole e non e' raro trovare nei vivai delle piante di pomodoro innestate su melanzana. Innestare il pomodoro sulla melanzana permette di ottenere delle pianta resistenti a temibili malattie come la verticillosi e il mosaico. Anche il melone o l'anguria si innestano, ma su se stessi, formando cosi' piante resistenti alla fusariosi. Gli innesti usati sono i classici a "spacco" o per "approssimazione".L'orbettino (Anguis fragilis)
Nei mesi estivi potra' capitarvi di imbattervi , durante i lavori in giardino o passeggiando nel verde, nella sagoma poco rassicurante di un piccolo serpentello dall'epidermide lucida ,lungo fino a 30-35cm. Non e' un serpente e anche se lo fosse vi prego di prestarle del riguardo come se si trattasse dell'ultimo dei vostri amici. Il rettile in questione e' un orbettino, che no e' una serpe ma una lucertola , riconoscibile dal diametro piccolo ( 1,5 - 2,5 cm), dal colore grigiastro senza evidenti maculature. L'orbettino si nutre di lumache e insetti terricoli, essendo cosi' un valido alleato per il giardino o l'orto. Svernano in gallerie sotterranee, i piccoli nascono in estate e assomigliano molto a dei lombrichi.


La raccolta delle corolle
Raramente si notano giardinieri intenti a raccogliere i fiori al termine della fioritura, anche se la pratica non può che portare vantaggi. La pianta utilizza gran parte delle sue energie per portare a termine la fioritura nella speranza di riuscire a formare del seme maturo. Se il nostro fine non è quello della produzione di seme, ma solo il godimento di piante fiorite e sane, evitiamo ad esse ogni ulteriore sforzo cogliendo i fiori ormai appassiti, spesso poi, e in misura diversa da specie a specie, si ottiene una nuova produzione di fiori. Oltretutto ne gioverà anche il lato estetico delle nostre aiuole sempre pulite e prive di malinconiche corolle.Lavanda da potare
Il nome di questa labiata è già un programma, utile infatti sia nella cosmesi che in erboristeria è tra le piante più apprezzabili anche in giardino. La fioritura esuberante, profumata e il fogliame grigio ne favoriscono l’inserimento in ogni giardino ben esposto al sole, in siepi e gruppi o nelle varietà contenute come la “munstead” o la “Hidcote” per formare parterre di grand’effetto. Al termine della fioritura e soprattutto per gli ibridi alti (lavandini) si ricorra alla potatura per evitare la crescita eccessiva delle ramificazioni con conseguente diradamento del fogliame basso. Sempre più spesso infatti si notano ramificazioni spoglie con appena qualche ciuffo qua e là di foglioline, frutto di una scorretta manutenzione negli anni. Il taglio si effettua appunto dopo la fioritura, eliminando le spighette fiorite e gran parte della crescita dell’anno. La sola spuntatura non è sufficiente a contenere la rapida crescita della vegetazione nuova, bisogna osare qualcosa di più. Le cultivar inglesi sopra citate sono invece meno esuberanti e richiedono una potatura meno aggressiva, ci limiteremo a spuntare le spighette togliendo anche due o tre centimetri di fogliame nuovo.Irrigazioni estive
Tra i giardinieri ci sono due scuole di pensiero sull’irrigazione estiva. Tutti però sono d’accordo che bagnare il fogliame e i fiori non è pratica da condurre liberamente, molto meglio condurre l’acqua solo e direttamente sul terreno. Alcuni ritengono che apportare acqua al mattino sia meglio che alla sera e viceversa. Le motivazioni sono diverse, tutte più o meno valide. Chi ritiene sia meglio alzarsi presto per dare acqua alle benamate pensa che così si evitino molte malattie dovute al ristagno notturno, perché il sole del mattino evaporerà prontamente il liquido in eccesso che eventualmente tenda a ristagnare sotto le chiome, l’umidità si sa è favorevole a molte crittogame. Altri dedicano questa pratica al tardo pomeriggio o meglio alla sera quando il sole sta per calare, ipotizzando che soprattutto in piena estate ci sia bisogno di una gran quantità d’acqua e solo la durata della notte permette al terreno e alle piante di immagazzinarne una giusta quantità, senza la “predazione” solare. La mia esperienza mi fa supporre che non esista una regola valida per ogni situazione e mi limito ad osservare la tipologia del giardino prima di decidere quando e come irrigare. Il calore estivo combinato all’acqua è quasi sempre deleterio, ma ci sono circostanze particolari, come la buona ventilazione di alcune vallate alpine o sul litorale marino che impediscono spesso l’insorgere di malattie dovute all’umidità. L’esatto contrario succede invece nella pianura padana o su ogni altra grande pianura dove la circolazione dell’aria è minima favorendo il ristagno atmosferico, il caldo umido e di conseguenza le malattie fungine. Nel primo caso irrigherei senz’altro alla sera, anche per sfruttare la poca acqua generalmente disponibile, mentre sulle pianure di mattina presto per sfruttare gli influssi benefici del sole.



La terrazza all’inglese

Se qualche appassionato avesse osato creare sul proprio terrazzo ciò che gli anglosassoni svolgono normalmente nei loro giardini, ovvero un mix di erbe perenni e arbusti, ora si ritroverebbe con una moltitudine di fioriture che dovrebbero fare i conti con il solleone. Infatti il calore, dovuto all’esposizione elevata e senza riparo alcuno, minaccia costantemente il miscuglio di erbacee, alcune già in procinto di “andare a seme” altre in piena fioritura. Avendo al momento dell’impianto eseguito con cura una scelta di piante adatte alle condizioni della terrazza, solo qualche foglia potrà rinsecchire, ma talvolta viene spontaneo esagerare mettendo in vaso alcune specie che avrebbero dato il meglio solo in piena terra. Certo non è impossibile coltivare in contenitore anche Aquilegia o Coreopsis, così come si può tentare con piante decisamente più propense a stare nel giardino, come: Lychnis calcedonica, Delphinium o Digitalis. La taglia solitamente fa la differenza, nel senso che è meglio preferire piante dal portamento compatto e non troppo assurgente, lasciando ciò che svetta oltre gli 80-90 cm per i bordi misti in piena terra. Le erbacee perenni alte richiedono solitamente terreni profondi dove affrancare le proprie radici e potersi così garantire stabilità meccanica e rifornimento idrico costante. Oltretutto l’esposizione al vento di molte terrazze non è proprio l’habitat ideale per i “gambi lunghi”. Migliori risultati si ottengono invece con piante più compatte e non troppo alte, oppure flessibili sotto la spinta del vento. Piante con una resistenza garantita alle alte escursioni termiche. D’estate comunque si deve prestare notevole attenzione alla quantità d’acqua che giunge alle radici, è facile abbondare o all’opposto dimenticarsi del tutto (magari per le vacanze) delle perenni, confidando nella loro generale e proverbiale rusticità. In vaso tutto questo non vale, è l’appassionato giardiniere che governa e gestisce la sopravvivenza nel delicato periodo estivo. Regole precise non ci sono: bisogna quotidianamente “tastare” il terreno alla ricerca di indizi che confermino o meno la presenza di umidità. Tutto dipende molto dall’esposizione, dalla presenza o meno di nuvole (anche quella copertura permanente sulla pianura padana), dall’impianto d’irrigazione e non ultimo della costituzione del terriccio. A lungo andare si entra in una specie di simbiosi con le piante e basta un’occhiata per capire se è l’acqua o il concime a mancare…sarà il mitico “pollice verde” ?


Vacanze montane
Ecco una buona occasione per imparare qualche cosa di più sulle erbacee perenni: la vacanza in montagna e magari in alta quota. Alzandoci sul livello del mare e superando i sei-ottocento metri si entra nella fascia montana, terreno prediletto per la maggior parte delle mamme, nonne, zie e prozie vegetali di tutto il panorama floricolo a disposizione oggi dell’appassionato giardiniere. Proprio sui terreni montani vivono ancora oggi (per fortuna) quasi tutte le specie originarie da cui l’uomo ha iniziato la lenta e inesorabile opera di selezione delle più belle piante da giardino, le perenni erbacee appunto. Dove gli ultimi boschi di conifere lasciano il posto ai pascoli montani ritroveremo vecchie conoscenze sconosciute ai più, che ritroviamo “migliorate” in alcune loro caratteristiche in quasi tutti i giardini. Campanula, Saxifraga, Rosa, Geranium, Alchemilla, Delphinium, Eryngium, Lilium, Veronica, primula, Achillea, Viola, ecc. sono solo alcuni dei generi più comuni nelle Alpi e sugli Appennini, alcuni dei quali…Superando la fascia altitudinale dei boschi sono molte le specie alpine ancora degne d’attenzione per la loro intrinseca bellezza, alcune vere e proprie piante mito, come: la Gentiana kochiana, l’Eryngium alpinum e il Leontopodium alpinum. Una raccomandazione inutile per dei veri appassionati di piante, ma sempre doverosa quando si parla di specie in difficoltà, anche se non rarissime, ma comunque in lotta per la sopravvivenza: evitate la raccolta delle specie spontanee nella convinzione che possano rifiorire nei giardini. Sono piante molto legate al loro ambiente che non si adattano per nulla alla bassa quota, ai terricci asfittici e al calore. Strappate alla montagna diventano come uccelli in gabbia che si lasciano miseramente morire nel giro di qualche settimana. Volendo ricreare nel giardino la bellezza che in montagna ha riempito gli occhi dell’appassionato giardiniere, si reperiscono facilmente in commercio dei bellissimi cataloghi di piante adatte allo scopo. La fioritura dell’Eryngium alpinum “Blu Star” o amethystinum non ha nulla da invidiare al superbo cugino alpino, con la capacità non da poco di offrire ai nostri occhi il tipico blu metallico da giugno a settembre. Anche le genziane potranno trovare una giusta collocazione nel giardino roccioso o anche solamente nei vasi del davanzale, magari scegliendo tra le numerose specie in coltivazione. Alcuni esempi: Gentiana dinarica, dalla fioritura primaverile blu scura, Gentiana clusii, adatta anche ai piccoli vasi, simile alla selvatica acaulis di un bel blu notte e anch’essa primaverile, la Gentiana gracilipes, blu porpora e autunnale, perché inizia a fiorire in agosto e va fino ad ottobre, Gentiana paradoxa “Blu Herold”, alta anche 40 cm di un bellissimo blu brillante e autunnale da agosto ad ottobre e per finire la Gentiana septemfida var. lagodechiana, dai caratteristici fiori blu scuro riuniti in mazzetti alti non più di 20 cm, da agosto a ottobre. Il vero mito rimane comunque la stella alpina o Leontopodium alpinum. Purtroppo, di questa pianta, ancora molti turisti ne fanno strage tutte le estati: ne raccolgono dei mazzetti che poi ammuffiranno sul portaoggetti dell’auto o raccoglieranno la polvere di qualche scura entrata di città. Meglio sarebbe farne fiorire qualche bella pianta sul davanzale, di quelle ormai facilissime da reperire in ogni buon garden center o nei vivai specializzati. Le forme orticole della specie selvatica, ben si adattano alla coltivazione in vaso e offrono da maggio ad agosto una ininterrotta fioritura bianco panna o bianco puro con una tipica lieve peluria superficiale. Esiste anche una specie dalle dimensioni minute che forma veri e propri cuscini tappezzanti, si tratta di Lontopodium souliei, dieci centimetri di fitte stelle alpine per ricordare il cielo terso dell’alta quota.


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