Consigli per Maggio
Piante perenni e aromatiche
Il bordo misto
Il periodo più bello e colorato dell’anno sta per arrivare e dove
la temperatura è calda è proprio esploso, una bella occasione
per le foto ricordo. La bordura e l’aiuola di perenni miste si prepara
al suo trionfo di fiori e profumi. Polemonium, Lupinus, Digitalis, Delphinium,
Lychnis, Phlox, Oenothera, Nepeta, Coreopsis e centinaia d’altre aprono
le corolle e si donano alla danza degli insetti, delle farfalle e del vento.
Il primo vero caldo e l’umidità, sono in questa stagione ottimi
veicoli di infestazioni sulle tenere foglie e sui fiori appena sbocciati. Controllare
periodicamente per intervenire tempestivamente è il miglior sistema per
evitare disastri: mal bianco, cocciniglie, afidi, ticchiolatura, ecc, sono sempre
in attesa di una buona occasione. Se possibile ricorrere ai metodi biologici
che non lasciano residui e non uccidono i preziosi insetti pronubi. Per esempio
il Bacillus thuringensis e' un insetticida biologico utile nella lotta contro
numerosi insetti, tra cui le larve di molti lepidotteri : Infantria americana,
Tortici della quercia, Bombice dispari, Bombice del salice, Processionarie ecc.
Il Bacillus presenta alcuni "ceppi" che trovano un differente impiego
: per i lepidotteri (esclusi gli adulti) si usa la varieta' "Kurstaki",
per le zanzare la varieta' "Israelensis" e per i coleotteri (dorifora
della patata) si usa la varieta' "tenebrionis". Quindi e' inutile
acquistare il Bacillus thuringensis varieta' "kurstaki" se gli insetti
da trattare sono le dorifore. Leggiamo sempre bene le indicazioni sul retro
delle confezioni prima di comperare. Si abbia l'accortezza di trattare all'imbrunire
e solo sulle larve degli insetti non essendo attivo contro uova e adulti.
Terreni nuovi
Maggio è mese di trapianti, anzi in questo periodo troviamo tutte le
specie e varietà di perenni che dai cataloghi hanno ammaliato i nostri
occhi per tutto l’inverno. Quel terreno che da tempo ci invita per trasformarsi,
da covo di malerbe a rigoglioso giardino di centinaia di perenni fiorite, potrebbe
per prima cosa ricevere il benefico influsso del sole attraverso la solarizzazione.
E’ pur vero che il periodo migliore per questa pratica, data in prestito
dall’agricoltura biologica, è l’estate, ma se il sole ci
accompagna otterremo degli ottimi effetti anche in maggio-giugno. Una tecnica
biologica al 100%, necessaria per sterilizzare il terreno da funghi, batteri
ed erbe infestanti. Usata in agricoltura biologica la si può impiegare
quando il terreno del giardino o dell'orto e' chiaramente infestato da malerbe
o patogeni. La tecnica consiste nel "lavorare" il terreno con una
zappatura meccanica o manuale a cui seguirà una leggera erpicatura. Sul
terreno livellato si stende un film di polietilene trasparente che va "fermato
" lungo il bordo con sassi o zolle di terra. Si lascia la copertura per
almeno 25-30 giorni, che grazie all'azione dei raggi solari porterà la
temperatura del terreno a 60-70 gradi. La solarizzazione sostituisce perfettamente
la sterilizzazione chimica, non e' nociva per l'ambiente, non costa nulla e
tutti la possono eseguire.In campagna
Un giardino di campagna è sempre una fetta di paesaggio che lo si voglia
o no. Meglio sarebbe, per questo motivo, ricercare una sintonia con l’ambiente
naturale che circonda il nostro appezzamento. L’uso del colore è
sempre stato un cruccio per tutti i giardinieri, facendo la differenza tra il
grande (inteso come bello) giardino e l’accozzaglia di piante. Per non
sbagliare quasi mai sarebbe utile ricorrere ai colori tenui che magari si sfumino
gli uni negli altri in variazioni delicate, ad imitazione dell’ambiente
naturale. Non tutti possono permettersi di ripetere i virtuosismi di Gertrude
Jeckyll, ma perlomeno si possono evitare i gruppi di piante che urtano la sensibilità
di chiunque con dei rossi o arancio violenti, difficili da gestire.Nepete
Detta anche “erba dei gatti” per la particolare abitudine che i
giovani gatti hanno di rotolarsi contro la sua vegetazione. L’attrazione
che esercita su questi animali è ormai nota a chiunque, e pare la si
debba imputare a sostanze simili ad alcuni ormoni tipici dell’estro femminile
dei felini. Le nepete appartengono alla grande famiglia delle labiate e alcune
di esse sono oltre che belle anche molto aromatiche, l’ideale per la preparazione
di sughi, frittate, minestre, ripieni e selvaggina. La Nepeta cataria è
la più conosciuta e si adatta a qualsiasi terreno soleggiato ma anche
di mezz’ombra, che dreni bene l’acqua in eccesso e sia mediamente
fertile. Produce tanti fiorellini bianco rosati riuniti in verticillastri. Una
sua parente molto più appariscente è la Nepeta faassenii (mussinii)
dalla bella fioritura lilla o blu e dall’aroma e profumo intenso e amarognolo.
Ancora più appariscente è la Nepeta sibirica, anch’essa
blu ma di buone dimensioni, arriva fino a 80-100 cm. Così come Nepeta
subsessilis di un bel blu scuro e dai fiori ancora più grandi.
Perenni tappezzanti o coprisuolo…?
La definizione è controversa, sono molti i giardinieri, anche professionisti
che utilizzano un termine piuttosto che l’altro. Tappezzare sarebbe meglio
indicato al mondo della decorazione murale, dove rotoli di carta più
o meno pregiata finisce incollata con le maledizioni di chi un giorno dovrà
toglierla. Tappezzante è comunque usato e abusato e dovrebbe indicare
anche un insieme di piante utili a coprire il terreno con vigoria, facendo risparmiare
tempo soprattutto al professionista che poi terrà la manutenzione del
giardino. Coprire il terreno appunto è il mestiere che talune piante
sanno fare benissimo, quindi sarebbe più indicato definirle “copri
suolo”. D'altronde in quasi tutti i cataloghi francesi e anglosassoni
le piante che coprono vengono indicate come “groundcovers”, quindi
coprisuolo mi sembra il termine più adatto. L’elenco delle piante
coprisuolo è lunghissimo e va dalle semplici e conosciute erbacee perenni
come la Pachysandra terminalis o l’Hypericum calycinum alle più
ricercate Cornus canadensis, strisciante e rizomatosa, dalle intriganti infiorescenze
a 4-6 brattee, oppure la Gaultheria procumbens, bellissima sempreverde dall’aspetto
di piccolo arbusto che produce una profusione di bacche rosse invernali. La
prima indicazione sull’uso delle coprisuolo è proprio sulla loro
diffusione, nel senso di reperibilità. Quando si tratta di ricoprire
una vasta superficie di terreno soleggiato, inframmezzato di arbusti o alberelli
viene spontaneo raccomandare le varietà di Hypericum, non solo per la
rusticità ma anche per il fatto che il suo costo è inferiore a
quello delle altre perenni e lo si trova praticamente in ogni garden center
e in ogni vivaio anche poco fornito. Stesso discorso vale per la Pachysandra
terminalis, ma questa meglio utilizzabile nella mezz’ombra o anche in
piena ombra. Molto diffuse sono anche tutte le edere, che oltre a salire sui
muri possono in alcune varietà fornire un’ottima copertura del
suolo, in posizioni ombrose e mediamente umide, soprattutto l’Hedera helix
hibernica, dal bel fogliame lucido e verde scuro. Comunissima è anche
la Vinca minor e major, reperibili ormai nelle colorazioni blu, lilla, bianca,
porpora e gialla, addirittura con interessanti variegature fogliari bianche
e gialle, così come la Waldsteinia ternata e geoides, adattabili ad ogni
situazione di luce e terreno e dai numerosissimi fiorellini gialli. Quando invece
desideriamo qualcosa di ricercato e meno comune si può indagare nei vivai
più specializzati in perenni e piante da collezione dove sono reperibili,
ma non sempre in buone quantità, alcune piante di sicuro effetto come
il Cornus canadensis o le molte varietà di Oxalis. Del primo abbiamo
già detto ma della seconda si potrebbe raccontare molto. Non tutti la
considerano una vera coprisuolo, ma l’esperienza dice che nelle situazioni
favorevoli, cioè in pieno sole (mezz’ombra per O. acetosella) e
con substrato fertile e fresco, il suo sviluppo non desta dubbi. Molte varietà
sono infatti rizomatose e striscianti, producendo bulbini minuti ma numerosissimi
che in un paio di stagioni coprono lo spazio attribuitogli. Il fogliame assomiglia
a quello del comune trifoglio ma i fiori sono numerosi e in molti colori, dal
bianco puro di O. enneaphylla all’arancio aragosta dell’O. tetraphylla
“Iron Cross”, per passare a tutte le sfumature di rosa delle Oxalis
obtusa, depressa, tetraphylla e adenophylla. Un’altra coprisuolo poco
usata è la Veronica prostrata nelle varietà “Blue Sheen”
e “Trehane”. Sono vere e proprie veroniche in miniatura che si allargano
sul terreno con una buona velocità, donando una fioritura blu-azzurra
e blu-genziana all’inizio dell’estate, veramente strepitosa, anche
se di breve durata. Ugualmente rustica e sempreverde ma dai fiori ancora più
blu scuri è la Veronica austriaca subsp. Teucrium, che non cresce più
di 25 cm di altezza e ogni pianta si espande fino al diametro di 50 cm.
Althaea rosea e Linum
Dell’Althaea si è scritto che è una pianta di sicuro effetto
e da utilizzare con parsimonia per l’altezza che raggiunge, magari mettendola
nei giardini di campagna rustici e un po’ disordinati. Vi propongo invece
di farne delle lunghe e voluminose siepi in compagnia di un’unica pianta
ai suo piedi che potrebbe essere il Linum perenne “Album”. Se avete
lo spazio adeguato, un bordo così composto sarà una profusione
di fiori da maggio a ottobre, con una vera esplosione di colore in luglio e
agosto. La “base”, ovvero un primo piano costituito dalle piante
di lino bianco sarà come una nuvola candida che coprirà gli steli
alti e non sempre estetici dei malvoni. Questi invece svetteranno da dietro
con una scelta di colori a nostro piacimento, in un insieme che sarà
adatto al cottage garden come al giardino di città più rigoroso,
sempre che il proprietario ami i colori vivaci ma non opprimenti. Il bianco
dei fiori di lino “terranno” la fioritura molto a lungo ma non tanto
da superare quella delle altee, però anche il loro portamento farà
la sua parte. Il Linum perenne è costituito da una vegetazione verde
chiara sufficientemente fitta, alta 40-50 cm, al cui vertice si aprono delle
delicate corolle bianche, che si chiudono la notte e dalla vita breve, ma continuamente
sostituite dalla pianta. L’Althaea rosea che consiglio nelle tonalità
del rosa, anche se sono reperibili delle varietà rosse, porpora, gialle
e addirittura quasi nere, produrranno le numerose e fitte corolle ad iniziare
dalle gemme a fiore più basse per risalire verso il vertice con il passare
della stagione. Sarebbe meglio sostenere la malvacea con alcune canne di bambù;
purtroppo la bellissima biennale teme i temporali estivi e tende a coricarsi
facilmente se priva di tutori. I semi che produrrà forniranno altre piante
per infittire e ripristinare la bordura, anche se i colori delle piante madri
non verranno mantenuti. Forniranno però nuove sfumature, anche molto
belle, dei colori iniziali. Il lino farà lo stesso e sarà compito
dell’attento giardiniere appassionato giungere al momento giusto per cogliere
i numerosi semi.
Fiori da essiccare
L’inverno è considerato generalmente la stagione per i lavori al
calduccio, nel senso che giammai si penserebbe di frequentare per lavoro il
giardino, mentre più facilmente si trova il tempo per riassettare gli
attrezzi o fare composizioni di fiori secchi. Sono proprio questi che da qualche
anno a questa parte hanno letteralmente invaso ogni abitazione offrendoci il
colore dell’estate e sotto forma di pout-pourri anche il profumo della
bella stagione. Ma se si vorrà cogliere dei bei fiori da far essiccare
il momento propizio alla loro coltivazione inizia proprio adesso. Con maggio
si può considerare chiusa la stagione dei trapianti, ma se ci siamo autoprodotti
le specie necessarie in marzo e aprile negli appositi vasetti, il trapianto
si protrarrà anche fino ai caldi di giugno. In caso di dimenticanza si
potrà sempre reperire qualche specie nei vivai, ma ovviamente i costi
lievitano un po’. Molti fiori da essiccare sono ricavati da piante perenni
e allora si riusciranno ad avere in quantità solo se la piantagione è
stata fatta nell’autunno precedente. Comunque si può sempre tentare.
Le annuali invece sono velocissime e seguendole con un taglio continuo dei fiori
queste saranno stimolate a produrre sempre di più. E’ il caso dello
Statice sinuata, dall’esuberante fioritura e con una gamma di colori che
soddisferà ogni esigenza, dal bianco al violetto scuro. Non meno fioriferi
sono lo Xeranthemum annuum detto dai francesi immortelle, perché già
al tatto sembra essiccato, e poi l’Helipterum roseum o Acroclinio, una
margheritina fitta fitta dai colori vivacissimi; decisamente più grosso
è l’Helichrysum bracteatum o elicriso mostruoso, dall’aspetto
del fiore compatto o chiuso centralmente ma con due o tre corone di petali esterni
completamente aperti, vivacemente colorati di rosso, giallo, arancio e rosa;
ben più mostruoso è il fiore della Celosia cristata, piumoso e
compattissimo da sembrare l’enorme cresta di un gallo da incubo, reperibile
nelle sfumature del rosso e talvolta del giallo; piccoli invece sono i numerosi
fiori della Gonfrena globosa o immortale a gemma, proprio per l’aspetto
compatto del fiore che produce in continuazione da giugno ad ottobre nelle tinte
del rosa e del bianco. Passando invece alle perenni, sono facilissime da essiccare
alcune specie di Achillea, come l’A. filipendulina “Cloth of Gold”
dalle grosse infiorescenze giallo pastello e l’A. millefolium “Cherry”
o “Colorado” nelle tonalità del rosa e dell’arancio.
Seguono gli Eryngium, parenti del rinomato Eryngium alpinum, selvatico e protetto,
dall’aspetto di fiore metallico dai bellissimi riflessi blu. Di questi
i più facili da coltivare sono l’E. superbum, l’E. alpinum
“Blu Star” simile a quello di montagna, l’E. amethystinum
blu brillante, l’E. planum che ramifica in tantissimi fiori nelle tonalità
dell’azzurro e l’E. giganteum dai fiori bianco metallici. Sono facili
da coltivare e da essiccare, ma non sopportano i ristagni d’acqua, quindi
è bene riservare loro delle posizioni soleggiate e magari in lieve pendenza.
Della lavanda come fiore da essiccare ormai lo sanno tutti, ma se provassero
la piccola Lavandula angustifolia “Hidcote” rimarrebbero sbalorditi.
Non cresce più di quaranta centimetri, ma è una grande produttrice
di fiori, anzi quando la comune lavanda officinale interrompe la fioritura,
così come le varie cultivar di lavandino più o meno grigio (nella
foglia), la Hidcote riparte e procede spedita fino all’autunno. La tonalità
dei suoi fiori è poi trionfale, un blu scuro vellutato molto intenso
che anche da secco non perde il suo fascino. Oltretutto è intensamente
profumata. Meno conosciuto come fiore da essiccare è il Delphinium, nelle
varietà compatte e abbondanti come quelli della serie “Pacific”:
Astolat (rosa), Galahad (bianco) e Black Knight (viola scuro). Quando sono al
massimo della fioritura si recidono con tutto lo stelo e si fanno essiccare
a testa in giù in un luogo ombroso e ventilato, così manterranno
i colori brillanti dati loro dalla natura.
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