Consigli per Ottobre


Pulire…o non pulire.
L’istinto del giardiniere appassionato lo conduce spesso a commettere errori, non molto gravi ma che rappresentano perdite di tempo. Arrivate le prime nebbie e quella poetica ma micidiale brina che caratterizza le serene notti dell’autunno avanzato, i bordi misti e le aiuole di erbacee perenni virano i colori sulle tonalità del giallo e dell’ocra. Il segnale è inequivocabile, l’inverno è alle porte e le amate piante hanno trasferito le ultime energie sugli organi di riserva, sulle radici e sulle gemme sotterranee, per prepararsi al lungo letargo. Il giardiniere in questo periodo è trascinato dalla sua stessa voglia di fare: mondare foglie secche, strappare inutili steli appassiti e tagliare tutto ciò che morbidamente si è abbandonato sul terreno. Pulire è la parola d’ordine ma non sempre è utile. Anche molti sacri testi, quelle voluminose bibbie che sostano ormai stabilmente sul bordo del comodino da letto di ogni giardiniere che si rispetti, a testimonianza dell’avvenuta cronicità della passione, consigliano quasi sempre di ripulire aiuole e bordi misti in questa stagione. Eppure mi sento di contraddire: foglie appassite e fiori gelati andrebbero lasciati al loro destino, almeno fino alla fine dell’inverno. L’inverno potrebbe trascorrere relativamente mite, come spesso negli ultimi anni, ma se svelasse le sue vere potenzialità di freddo e vento, con minime da stupire perfino gli orsi polari, allora anche un po’ di fogliame rinsecchito farebbe la differenza e aiuterebbe sicuramente la parte dormiente ma vitale della pianta ad evitare la morte. Dal punto di vista estetico non molti saranno d’accordo, si tratta pur sempre di piante secche, avvizzite, fantasmi dei trionfi colorati della bella stagione. Eppure certe tessiture sanno offrire ancora molto a chi sa osservare, trame e ricami che nelle ore del tramonto s’infuocano di rosso e giallo che ricoperte della brina del mattino diventano segni grafici d’incomparabile fascino, un peccato sbarazzarsene di fretta.


Erbacee da proteggere.
Molte erbacee vengono scelte per la fioritura, colorata e abbondante, per la forma delle foglie, per il loro portamento, il profumo ecc, alcune però vengono scelte e basta!…cioè si sa che non sono adatte al clima italico, non sempre clemente e mediterraneo, ma anzi nella maggior parte dei giardini è freddo, umido e continentale. Per le erbacee “esotiche” che nella bella stagione hanno regalato strane o particolari fioriture arriva ora il momento di pensare ad un ricovero invernale, un luogo dove trascorrere con sicurezza le lunghe giornate di freddo. La situazione è comune a molte Nicotiana, alle Salvia involucrata, guaranitica, uliginosa, patens, blepharophylla, le Lobelia, la Calathea majestica, le Musa (basjoo, ornata), alcuni Agapanthus (praecox) e Alstroemeria, molti Mimulus (Royal Velvet, Lewisii) e alcune Lavandula (dentata, stoechas, multifida). Per queste un posto sicuro è la classica veranda addossata al muro di casa, ben esposta al sole in cui raramente la temperatura arriva allo zero. Anche una serra senza troppe pretese sarebbe una buona soluzione, magari con una piccola stufa elettrica o a gas da collegare ad un termostato. Garage e sottoscala servono solo se ben illuminati. Ovviamente tutte le piante dovranno essere coltivate in vaso. Tra le piante da proteggere si potrebbero anche annoverare tutte quelle che proprio rustiche non si possono definire. Sono cioè erbacee che non risentono di minime fino a –5 o -7°C, ma che per stare veramente tranquilli bisognerebbe ricoprire con un buon strato di pacciamatura a base di fogliame (di felce) o torba. Il caso è simile per tutte le Kniphofia, gli Eremurus, la Gunnera manicata, l’Asphodelus albus, le Dicentra, i Penstemon, gli Origanum, gli Erysimum, la Diascia vigilis, l’Aciphylla squarrosa e aurea, i Mimulus e tutti gli Helichrysum.


Adesso i fiori dell’inverno.
Si raccolgono castagne ma già si pensa al natale e anzi…il giardiniere appassionato vede sempre molto più in là. Ramazzando foglie secche e ammassando le ramaglie fatte cadere dai forti venti autunnali, vede angoli del giardino che potrebbero accogliere i primissimi fiori della prossima stagione, per esempio gli ellebori. Ottobre è mese di ottimi trapianti, nel senso che tutte o quasi le erbacee perenni possono ancora essere trapiantate, spesso ottenendo risultati migliori che in primavera. Arriveranno infatti alla bella stagione con le radici pronte a pompare nuova linfa fin dai primi giorni di sole, anche se il terreno si presenterà umido e difficile da lavorare. Per gli ellebori il vantaggio è ancora più evidente, essendo piante che non si fermano con la bassa temperatura ma anzi, danno il meglio dei loro fiori proprio in febbraio. Trapiantati in ottobre riescono quindi ad affondare le radici nel fresco humus e preparano fin d’ora le gemme a fiore per il prossimo anno.


Ottobre…Nel giardino di campagna.
Se il giardiniere accorto ha ben lavorato nella bella stagione, l’autunno è un momento meraviglioso, in cui si possono godere al pari del contadino i frutti tanto attesi. Si tratta di ortaggi, di mele o pere, ma anche di fiori da seccare, di zucche che faranno bella mostra nell’angolo della cucina, di fascine di legna che arderanno nella stufa dell’inverno imminente. L’autunno è tempo di raccolta e comunque di gran lavoro, al pari della primavera si trapiantano le perenni o gli arbusti che fioriranno nella prossima primavera, e si ripuliscono le bordure da ciò che ha colorato i mesi precedenti. E’ il momento di compostare una gran quantità di fronde e fiori rinsecchiti o esausti, tagliando al colletto o poco sopra, le piante erbacee che con i primi geli son passate dal verde al giallo e poi al ruggine. L’equinozio d’autunno precede il silenzio e il riposo dell’inverno, quindi tutto il verde che non persiste, come le conifere e alcuni sempreverdi, si rinchiuderanno nelle loro gemme sotterranee, nei bulbi grassi e protettivi, oppure semplicemente eliminando la linfa dai loro vasi per non rischiare il congelamento. Le erbacee perenni lasceranno volentieri il terreno spoglio, in apparenza disabitato, ma loro sotto una spanna di terra attenderanno i primi calori e gradiranno senz’altro l’aiuto amichevole del giardiniere, magari sotto forma di un po’ di paglia, uno strato di foglie o meglio ancora un lieve strato di composto maturo arricchito con due manciate per metro quadro di cornunghia o letame pellettato. Se poi sarà rimasto dello spazio vuoto che attendeva una macchia di piante, questo è il momento buono per estirpare qualche esemplare, suddividerlo a seconda delle dimensioni e quindi nuovamente ripiantarne le sezioni fiduciosi del giusto momento. Le perenni minute, quelle da giardino roccioso, magari striscianti o comunque senza un apparato radicale vigoroso, si estirpano e si suddividono facilmente utilizzando solo le dita delle mani. Quelle invece che hanno formato negli anni delle radici intricate, forti e tutt’altro che accondiscendenti si suddividono facendo leva nel mezzo del cespo con due forche contrapposte, forzando più volte sui manici delle medesime, fino a ottenere due piante e poi ancora quattro o più. Se poi la stretta delle radici supera le nostre intenzioni (e la nostra forza…) non rimane che tentare con un affilato coltellaccio “da campagna”, quel tuttofare sempre al servizio per risolvere tante situazioni, con il quale si recideranno di netto le parti che interessano, badando solo a far corrispondere le radici con un colletto. Non tutte le erbacee perenni si prestano alla divisione dei cespi e quelle di seguito elencate mal sopportano questa operazione, se non addirittura la rifiutano completamente:
Althaea rosea, Catananche caerulea, Dictamnus albus, Digitalis purpurea, Euphorbia characias, Gaillardia aristata, Gentiana asclepiadea (e altre gentiane), Gypsophila paniculata, Limonium latifolium, Lupinus polyphillus, Penstemon barbatus, Pulsatilla vulgaris, Verbascum bombyciferum. Con queste è meglio lasciare perdere, si penserà a loro nella prossima primavera.


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