Pulire…o non pulire.
L’istinto del giardiniere appassionato lo conduce spesso a commettere
errori, non molto gravi ma che rappresentano perdite di tempo. Arrivate le prime
nebbie e quella poetica ma micidiale brina che caratterizza le serene notti
dell’autunno avanzato, i bordi misti e le aiuole di erbacee perenni virano
i colori sulle tonalità del giallo e dell’ocra. Il segnale è
inequivocabile, l’inverno è alle porte e le amate piante hanno
trasferito le ultime energie sugli organi di riserva, sulle radici e sulle gemme
sotterranee, per prepararsi al lungo letargo. Il giardiniere in questo periodo
è trascinato dalla sua stessa voglia di fare: mondare foglie secche,
strappare inutili steli appassiti e tagliare tutto ciò che morbidamente
si è abbandonato sul terreno. Pulire è la parola d’ordine
ma non sempre è utile. Anche molti sacri testi, quelle voluminose bibbie
che sostano ormai stabilmente sul bordo del comodino da letto di ogni giardiniere
che si rispetti, a testimonianza dell’avvenuta cronicità della
passione, consigliano quasi sempre di ripulire aiuole e bordi misti in questa
stagione. Eppure mi sento di contraddire: foglie appassite e fiori gelati andrebbero
lasciati al loro destino, almeno fino alla fine dell’inverno. L’inverno
potrebbe trascorrere relativamente mite, come spesso negli ultimi anni, ma se
svelasse le sue vere potenzialità di freddo e vento, con minime da stupire
perfino gli orsi polari, allora anche un po’ di fogliame rinsecchito farebbe
la differenza e aiuterebbe sicuramente la parte dormiente ma vitale della pianta
ad evitare la morte. Dal punto di vista estetico non molti saranno d’accordo,
si tratta pur sempre di piante secche, avvizzite, fantasmi dei trionfi colorati
della bella stagione. Eppure certe tessiture sanno offrire ancora molto a chi
sa osservare, trame e ricami che nelle ore del tramonto s’infuocano di
rosso e giallo che ricoperte della brina del mattino diventano segni grafici
d’incomparabile fascino, un peccato sbarazzarsene di fretta.
Erbacee da proteggere.
Molte erbacee vengono scelte per la fioritura, colorata e abbondante, per la
forma delle foglie, per il loro portamento, il profumo ecc, alcune però
vengono scelte e basta!…cioè si sa che non sono adatte al clima
italico, non sempre clemente e mediterraneo, ma anzi nella maggior parte dei
giardini è freddo, umido e continentale. Per le erbacee “esotiche”
che nella bella stagione hanno regalato strane o particolari fioriture arriva
ora il momento di pensare ad un ricovero invernale, un luogo dove trascorrere
con sicurezza le lunghe giornate di freddo. La situazione è comune a
molte Nicotiana, alle Salvia involucrata, guaranitica, uliginosa, patens, blepharophylla,
le Lobelia, la Calathea majestica, le Musa (basjoo, ornata), alcuni Agapanthus
(praecox) e Alstroemeria, molti Mimulus (Royal Velvet, Lewisii) e alcune Lavandula
(dentata, stoechas, multifida). Per queste un posto sicuro è la classica
veranda addossata al muro di casa, ben esposta al sole in cui raramente la temperatura
arriva allo zero. Anche una serra senza troppe pretese sarebbe una buona soluzione,
magari con una piccola stufa elettrica o a gas da collegare ad un termostato.
Garage e sottoscala servono solo se ben illuminati. Ovviamente tutte le piante
dovranno essere coltivate in vaso. Tra le piante da proteggere si potrebbero
anche annoverare tutte quelle che proprio rustiche non si possono definire.
Sono cioè erbacee che non risentono di minime fino a –5 o -7°C,
ma che per stare veramente tranquilli bisognerebbe ricoprire con un buon strato
di pacciamatura a base di fogliame (di felce) o torba. Il caso è simile
per tutte le Kniphofia, gli Eremurus, la Gunnera manicata, l’Asphodelus
albus, le Dicentra, i Penstemon, gli Origanum, gli Erysimum, la Diascia vigilis,
l’Aciphylla squarrosa e aurea, i Mimulus e tutti gli Helichrysum.
Adesso i fiori dell’inverno.
Si raccolgono castagne ma già si pensa al natale e anzi…il giardiniere
appassionato vede sempre molto più in là. Ramazzando foglie secche
e ammassando le ramaglie fatte cadere dai forti venti autunnali, vede angoli
del giardino che potrebbero accogliere i primissimi fiori della prossima stagione,
per esempio gli ellebori. Ottobre è mese di ottimi trapianti, nel senso
che tutte o quasi le erbacee perenni possono ancora essere trapiantate, spesso
ottenendo risultati migliori che in primavera. Arriveranno infatti alla bella
stagione con le radici pronte a pompare nuova linfa fin dai primi giorni di
sole, anche se il terreno si presenterà umido e difficile da lavorare.
Per gli ellebori il vantaggio è ancora più evidente, essendo piante
che non si fermano con la bassa temperatura ma anzi, danno il meglio dei loro
fiori proprio in febbraio. Trapiantati in ottobre riescono quindi ad affondare
le radici nel fresco humus e preparano fin d’ora le gemme a fiore per
il prossimo anno.
Ottobre…Nel giardino di campagna.
Se il giardiniere accorto ha ben lavorato nella bella
stagione, l’autunno è un momento meraviglioso, in cui si possono
godere al pari del contadino i frutti tanto attesi. Si tratta di ortaggi, di
mele o pere, ma anche di fiori da seccare, di zucche che faranno bella mostra
nell’angolo della cucina, di fascine di legna che arderanno nella stufa
dell’inverno imminente. L’autunno è tempo di raccolta e comunque
di gran lavoro, al pari della primavera si trapiantano le perenni o gli arbusti
che fioriranno nella prossima primavera, e si ripuliscono le bordure da ciò
che ha colorato i mesi precedenti. E’ il momento di compostare una gran
quantità di fronde e fiori rinsecchiti o esausti, tagliando al colletto
o poco sopra, le piante erbacee che con i primi geli son passate dal verde al
giallo e poi al ruggine. L’equinozio d’autunno precede il silenzio
e il riposo dell’inverno, quindi tutto il verde che non persiste, come
le conifere e alcuni sempreverdi, si rinchiuderanno nelle loro gemme sotterranee,
nei bulbi grassi e protettivi, oppure semplicemente eliminando la linfa dai
loro vasi per non rischiare il congelamento. Le erbacee perenni lasceranno volentieri
il terreno spoglio, in apparenza disabitato, ma loro sotto una spanna di terra
attenderanno i primi calori e gradiranno senz’altro l’aiuto amichevole
del giardiniere, magari sotto forma di un po’ di paglia, uno strato di
foglie o meglio ancora un lieve strato di composto maturo arricchito con due
manciate per metro quadro di cornunghia o letame pellettato. Se poi sarà
rimasto dello spazio vuoto che attendeva una macchia di piante, questo è
il momento buono per estirpare qualche esemplare, suddividerlo a seconda delle
dimensioni e quindi nuovamente ripiantarne le sezioni fiduciosi del giusto momento.
Le perenni minute, quelle da giardino roccioso, magari striscianti o comunque
senza un apparato radicale vigoroso, si estirpano e si suddividono facilmente
utilizzando solo le dita delle mani. Quelle invece che hanno formato negli anni
delle radici intricate, forti e tutt’altro che accondiscendenti si suddividono
facendo leva nel mezzo del cespo con due forche contrapposte, forzando più
volte sui manici delle medesime, fino a ottenere due piante e poi ancora quattro
o più. Se poi la stretta delle radici supera le nostre intenzioni (e
la nostra forza…) non rimane che tentare con un affilato coltellaccio
“da campagna”, quel tuttofare sempre al servizio per risolvere tante
situazioni, con il quale si recideranno di netto le parti che interessano, badando
solo a far corrispondere le radici con un colletto. Non tutte le erbacee perenni
si prestano alla divisione dei cespi e quelle di seguito elencate mal sopportano
questa operazione, se non addirittura la rifiutano completamente:
Althaea rosea, Catananche caerulea, Dictamnus albus, Digitalis purpurea, Euphorbia
characias, Gaillardia aristata, Gentiana asclepiadea (e altre gentiane), Gypsophila
paniculata, Limonium latifolium, Lupinus polyphillus, Penstemon barbatus, Pulsatilla
vulgaris, Verbascum bombyciferum. Con queste è meglio lasciare perdere,
si penserà a loro nella prossima primavera.
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