I semi questi sconosciuti.
Partiamo con il piede giusto nelle semine primaverili.
Chi non ha mai seminato nemmeno un fagiolo alzi
la mano!! Seminare è un gesto naturale che fa parte del patrimonio genetico
di tutti, anche di coloro che la terra la vedono solo più in TV o durante
le vacanze estive. Due mani gentili che appoggiano dei semi sul terreno soffice,
rappresentano il desiderio nemmeno troppo nascosto di ogni vegetale. Il tramite
del meraviglioso processo riproduttivo delle piante siamo molto spesso proprio
noi, animali pensanti ma in questo caso estremamente istintivi, facenti parte
di un ciclo che unisce in fratellanza fiori e uomini. Certo le piante concluderebbero
i loro processi riproduttivi anche senza di noi, ma a quanto pare la natura
ha voluto i frutti dolcissimi e colorati sperando che qualche bocca si sfami
e porti lontano i semi, così come certe spighe forniscono un prezioso
aiuto proteico o lipidico proprio nell’augurio che un processo digestivo
animale possa propagare una progenie lontano dalla pianta madre. Guardando un
grande albero, ma anche una semplice erba fiorita della mia aiuola penso che
questi esseri in apparenza semplici sono effettivamente dotati di una sorta
di “furbizia”, che senza chiassi o clamori ha assoggettato e continua
per fortuna a farlo tutto il mondo animale. Sarà per questo che l’atto
della semina ci coglie spesso felici e sorridenti, dal profondo di noi affiora
un piacere antico colmo di trepidazione e speranza per il futuro. Nei millenni
l’uomo ha interagito con le piante cogliendo ogni sfumatura che abbia
favorito la buona riuscita della semina. Si è spesso abbandonato a conoscenze
sottili che dopo alcuni periodi di oblio sono ora tornate in auge, come l’attenzione
al movimento delle luna e degli astri. Molti semi rimangono però spesso
chiusi nei loro tegumenti e ostinati non vogliono offrirsi, quasi avessero paura
di incontrare qualche malintenzionato poco disposto ad aiutarli in seguito.
In punta di piedi vediamo come fare al meglio una buona semina e come invogliare
certi caparbi individui a venire a patti con le nostre grazie e la passione
che ci attanaglia.
E’ il caso di tutti quei semi che germogliano solo con basse temperature,
spesso considerate erroneamente amiche del freddo intenso, ma non è sempre
vero. Per esempio molte specie e varietà di Allium (flavum, giganteum,
moly, nigrum, sphaerocephalum, ursinum ecc), tutti gli Iris (barbata, sibirica,
pumila, kaempferi, pseudacorus, sanguinea, setosa ecc), alcune Pulsatilla (alpina,
halleri, vernalis ecc) e tante Saxifraga (aspera, exarata, oppositifolia, paniculata
ecc), si giovano enormemente se i loro semi vengono posti per 2-4 settimane
in ambiente caldo e molto umido di almeno 18-20° C. Nelle successive 5-7
settimane si spostano in ambiente freddo tra i –4 e i +5 . Solo così
si attivano dei particolari acidi ormonali necessari alla germogliazione. In
pratica bisognerebbe ricreare le uguali condizioni che troverebbero con un bel
manto di neve sopra, quindi sarebbe utile seminare queste specie in vaschette
all’aperto sperando in belle nevicate che mantengano i fatidici zero gradi
di media e una bella umidità. Per nulla al mondo si dovrà ricorrere
al congelatore, dove si raggiungono facilmente i –20 o -30°C. Al contrario
un buon calore, cioè oltre i 23-25°C, è importante per Bergenia
cordifolia, Delphinium belladonna e grandiflorum, Hibiscus, Scabiosa caucasica
e Gunnera manicata, quest’ultima fornita anche di umidità elevata
e costante.
Molte volte presi dallo sconforto per una lunga attesa senza risultati tutto
termina nel compostatore, terriccio ammuffito e semi cocciuti. Male, perché
avendo avuto ancora pazienza (un anno o più) qualcosa sarebbe germogliato.
E’ il caso della tappezzante Acaena in quasi tutte le sue specie (inermis,
magellanica, microphylla ecc), del Galanthus (nivalis, graecus, plicatus), della
Euphorbia (myrsinites, characias, polychroma ecc), della Fritillaria (imperialis,
meleagris, persica, raddeana ecc). Per questa categoria di piante sarebbe necessario
praticare la cosiddetta “stratificazione” cioè si pongono
i semi in strati sotto della sabbia tenuta umida e non troppo esposta alle intemperie,
ma comunque all’aperto. Solo quando si noterà la prima germinazione,
il tutto verrà distribuito su un letto di coltura più congeniale
alla specie e comunque più fertile. Sono quasi sempre perenni che acquistiamo
belle e pronte nei vivai, ma il piacere di vederle nascere dai nostri semi è
senza dubbio molto gratificante, anche se l’attesa è lunga. Al
contrario ci sono perenni che germinano sempre molto velocemente, garantendo
loro solo una mediocre umidità e della temperatura media sui 18-20°C.
Queste facili piante sono per esempio gli Alyssum, le Aquilegia, le Arabis,
gli Aster, molte specie e varietà di Campanula, quasi tutti i Dianthus
e le Digitalis in circolazione, le Gaillardia, Le Gypsophila, i Lychnis, le
Nepeta, le Oenothera, i Papaver. Quasi tutti noi raccogliamo i semi man mano
che maturano immagazzinandoli fino alla semina autunnale o primaverile, ma per
alcune piante è necessaria la semina immediata, come avverrebbe in natura
lasciando fare alle piante. E’ il caso di Viola odorata, Adonis vernalis,
Anemone nemorosa, Caltha palustris, Dicentra spectabilis, Helleborus niger,
ecc. Naturalmente esistono altre “pratiche” più specialistiche
per forzare la germinazione dei semi riottosi, ma si tratta di sostanze poco
raccomandabili per l’appassionato. I professionisti intervengono talvolta
con l'utilizzo di nitrato di potassio, di acido abscissico (ABA), di acido giberellico,
di etilene e glicole di polietilene. Oppure ancor più vigorosamente con
la scarificazione, cioè la “limatura” con carta vetrata o
materiale abrasivo sui tegumenti dei semi, così da renderli più
permeabili all’acqua che altrimenti non vi penetrerebbe. Meno pericoloso,
ma non per i semi, è l’immersione in acqua calda (60-70°C)
per un tempo limitato 10-20 minuti; è il caso dei semi di Lupinus, che
oltre ad “ammorbidirne il tegumento superficiale, ne elimina le eventuali
presenze di virosi o funghi aggressivi. Ogni appassionato di giardinaggio ha
le sue piccole riserve di seme in qualche barattolo o cassetta nel magazzino,
saperne fare un buon uso richiede anche la sperimentazione, per cui è
auspicabile rivolgersi alla terra con umiltà tentando anche con caparbia
volontà la riuscita di semine difficili. Queste poche indicazioni non
sono certo sufficienti per risolvere certi “dilemmi” che attanagliano
il nostro passatempo migliore, quindi ci si abbandoni volentieri alla semina
di specie difficili, ma ricordiamoci un fondamento importante: non si butti
mai via nulla, perché spesso là dove le dimenticate cresceranno
piante bellissime ma che dovevano stare nel bordo più fiorito del giardino.
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